Titolo: L’amuleto di Samarcanda (The amulet of Samarkand).
Scrittore: Jonathan Stroud.
Genere: fantasy, commedia.
Editore: Tea.
Anno: 2003.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Di recente mi hanno regalato e poi ho letto il libro di Jonathan Stroud La valle degli eroi.
Non conoscevo per nulla l’autore, neanche di fama, ma essendomi piaciuto, sia per lo stile discorsivo assai piacevole nonché per un certo garbato umorismo, ho deciso di avventurarmi nell’opera principale dell’autore inglese, sarebbe a dire il Ciclo di Bartimeus.

Ed ecco qui, per l’appunto, la recensione de L’amuleto di Samarcanda, il romanzo che apre la trilogia in questione (composta anche da L'occhio del golem e La porta di Tolomeo... e da L'anello di Salomone, ho scoperto in seguito).

Comincio col dire che con i suddetti libri Stroud ha venduto più di sei milioni di copie, il che qualcosa vorrà dire…

… ed è un qualcosa facile da dire: L’amuleto di Samarcanda, e suppongo anche i libri successivi, è divertente e scorrevole, tanto che si legge in pochi giorni di divertimento.

Il protagonista del romanzo non è tanto il mago Nathaniel, quanto il jinn che egli evoca per una missione, Bartimeus per l’appunto, demone di discreto livello ma soprattutto di grande astuzia e dalla lingua lunga, cosa evidente nell’elevato numero di battute inserite nel testo.
Sia nel corpo narrativo sia nelle note a piè di pagina, escamotage umoristico che personalmente ho apprezzato molto (e che in forma simile avevo utilizzato io stesso nel mio romanzo Il Mondo Arcobaleno).

Ecco in breve la trama del libro: Nathaniel è un ragazzino apprendista mago, ma il suo maestro Arthur Underwood non lo considera molto, e anzi permette ai suoi colleghi di trattarlo male.
Da un episodio umiliante nasce la sua idea di vendetta: convocare un’entità per farle rubare qualcosa a cui l’arrogante mago Lovelace tiene molto: l’amuleto di Samarcanda.
Ciò metterà in moto tutta una serie di eventi decisamente al di là delle intenzioni del ragazzo, con risvolti decisamente seri e persino drammatici… se non fosse per il tono perenne da commedia umoristica del romanzo, grazie soprattutto al brillante Bartimeus.

Dunque tecnicamente oscilliamo tra il fantasy e la commedia umoristica, in ciò ricordando il classico dei classici del genere, ossia Il mondo del disco di Terry Pratchett, anche se l’umorismo di Jonathan Stroud è meno classic-british e più moderno e vivace, per così dire.

L’inizio de L’amuleto di Samarcanda è accattivante e cattura il lettore, mentre la fine appare poco solida e credibile; ma comunque parliamo di poche decine di pagine sulle 440 circa del romanzo, che nel complesso è divertente e gustoso. 
Meno male, perché sulla fiducia avevo comprato l’intera trilogia in blocco!

Fosco Del Nero


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