Titolo: Le navi di Pavlov (Slave ship).
Scrittore: Frederik Pohl.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1957.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.


Devo dire la verità: mi aspettavo di più da questo romanzo di Frederik Pohl
Sia perché si tratta di uno degli scrittori protagonisti della famosa Età dell’oro della fantascienza (periodo andante grosso modo dagli anni “30 alla fine degli anni “50), sia perché si tratta di un romanzo giudicato tra i migliori degli anni “50, sia perché i due libri che avevo letto in precedenza di Pohl, Gli ostaggi dello Starlab e La porta dell’infinito, non mi erano dispiaciuti…

… per quanto entrambi lasciassero intendere una certa sbrigatività dell’autore nel trattare gli spunti originali che ne erano alla base, tanto che per entrambi il giudizio era stato solo poco più che sufficiente, e non ottimo.

Nel caso de Le navi di Pavlov (titolo italiano campato per aria, dal momento che il titolo originale è Slave ship), la situazione è ancora peggiore, perché nel romanzo manca lo spunto brillante che aveva caratterizzato, per esempio, La porta dell’infinito.

Ecco la trama sintetica del libro recensito quest'oggi: Occidente e Oriente sono in guerra, sotto forma di Nazioni Unite da una parte (laddove Nazioni Unite vuol dire Stati Uniti, e la fantascienza come sempre ci era arrivata in anticipo) e di Impero Caodai dall’altra.

Chi siano i buoni è dato per scontato: da un lato abbiamo i bravi e ordinati marine dell’esercito degli Usa-Nazioni Unite, e dall’altro i cattivi caodai, razza dell’Estremo Oriente che, agitata da mire espansionistiche, ha man mano conquistato tutta l’Asia, l’Oceania e l’Africa, riducendo buona parte dell’Europa a campo di battaglia contro il suo nemico.

Curiosamente, l’Impero Caodai sembra la somma totale delle antipatie dell’uomo bianco statunitense di quei decenni: ci sono i musi gialli, ci sono i musi neri, ci sono le razze miste, ci sono gli europei traditori… e la religione di stato è qualcosa di molto simile all’islam.
Quanto ai russi… dopo averli sconfitti a seguito della guerra fredda, son diventati amici e collaboratori degli americani.

Per di più, i caodai posseggono una misteriosa arma mentale, chiamata glotch, che uccide all’istante e in modo misterioso le persone, praticamente ustionandole a morte.

È proprio il misterioso glotch che spinge le Nazioni Unite a intraprendere un’offensiva contro una base Caodai, nel quale verrà coinvolto il protagonista del romanzo, Logan Miller.

Le navi di Pavlov è certamente un libro fantasioso, visto che in una storia di breve durata (150 paginette piccole), mette insieme uno scenario da fantastoria, un impero mondiale non esistente, la telepatia, il linguaggio con gli animali (non “degli” animali, proprio “con gli” animali), oltre che ovviamente avventura e sentimenti, in pieno stile fantascienza anni “50.

Tuttavia, il tutto non è ben amalgamato, e in definitiva la storia non ha elementi di valore che la facciano seguire volentieri, tanto che, dei tre libri di Frederik Pohl che ho letto, Le navi di Pavlov è il romanzo peggiore.
Non orrendo, intendiamoci, ma semplicemente mediocre.

Fosco Del Nero


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