Titolo: Il popolo d’autunno (Something wicked this way comes).
Scrittore: Ray Bradbury.
Argomenti: fantastico, horror, drammatico.
Editore: Mondadori.
Anno: 1962.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Ray Bradbury è internazionalmente noto essenzialmente per due libri: Cronache marziane, raccolta di racconti di fantascienza, e Fahrenheit 451, uno dei romanzi di genere distopico più famosi in assoluto, quasi un trittico insieme a 1984 di Orwell e Il mondo nuovo di Huxley.

Ora, se ho letto gli ultimi due libri citati (ossia, quelli non di Bradbury), i primi due (ossia quelli di Bradbury) non li ho letti… ma in compenso ho già letto la raccolta di racconti Viaggiatore del tempo nonché visto la conversione cinematografica di Fahrenheit 451... nonché la conversione cinematografica del romanzo che propongo oggi: il libro si intitola Il popolo d’autunno, mentre il film da esso tratto Qualcosa di sinistro sta per accadere.

Il popolo d’autunno è datato 1962, ed in sostanza è un romanzo di genere fantastico-orrorifico, reso famoso dal suddetto film della Disney, che peraltro fu il primo film Disney con contenuti horror. 

Laddove si tratta più di un orrore interiore, psicologico, che non di qualcosa di esteriore ed eclatante, ma pur sempre paura.

In effetti, Il popolo d’autunno si distingue per un’atmosfera piuttosto pesante e ingombrante, nonché per un senso di fatalità e di impotenza che permea buona parte del romanzo.

Ma ecco la sintesi della trama: William Halloway (chiamato Will) e James Nightshade (chiamato Jim) sono due adolescenti, grandi amici e nati entrambi nella notte di Halloween, che vivono nella cittadina di Green Town, nell'Illinois, in un periodo non precisato ma comunque identificabile tra gli anni “40 e gli anni “50.
Si tratta di un piccolo centro di provincia, dall’apparenza piuttosto tranquilla, se non che a un certo punto arriva un misterioso Luna Park, ricco di tanti fenomeni da baraccone (l’Uomo illustrato, la Strega della polvere, il Bevitore di lava, lo Scheletro, il Nano, etc)… che però si riveleranno ben altro che non l’innocente attrazione che pretendevano di essere.

Ciò che colpisce di tutto il libro, ben scritto, è la sensazione di impotenza che permea la storia: Will e Jim sembrano soli e inermi di fronte ai loro avversari, e anche quando ai due si unirà il padre di Will, Charles, la sensazione rimane, e anzi si rafforza per via della debolezza dell’uomo.

Nel complesso, tuttavia, pur essendo il libro ben scritto e la storia interessante, Il popolo d’autunno non mi ha catturato completamente, tanto che l’ho letto senza troppo entusiasmo.
Per carità, Ray Bradbury (che peraltro è scomparso di recente) sa scrivere ed ha trovate originali… ma, semplicemente, il romanzo non mi ha coinvolto troppo, da cui la valutazione “solo” sufficiente-più che sufficiente.

Ultima annotazione: per via dei contenuti di Farenheit 451 avevo già il dubbio che Ray Bradbury avesse informazioni “particolari”, e questo libro me lo ha confermato.
Giusto per curiosità, copio un brano preso dalla parte finale de Il popolo d’autunno.  

“Dannazione, Will, tutto costoro, il signor Dark e i suoi simili, amano il pianto, mio Dio, amano le lacrime! Gesù, più tu piangi e più quelli bevono il sale sul tuo mento. Gemi, lamentati, e aspireranno il tuo respiro. Alzati! Alzati, dannazione! Salta! Salta e grida! Grida, Will, canta, ma soprattutto ridi, capisci, ridi! È la nostra arma: il popolo dell’autunno non può sopportare il sorriso. Loro odiano il sole. Non possiamo prenderli sul serio. Non permettere che bevano le tue lacrime e ne cerchino altre. Non permettere che prendano il tuo pianto. Non offrire loro nutrimento. Will, scuotiti, respira!”

Fosco Del Nero


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