Titolo: Baudolino.
Scrittore: Umberto Eco.
Genere: storico, fantastico.
Editore: Superpocket.
Anno: 2000.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Fin da ragazzino sono un fan dei libri di Umberto Eco, anche se finora a dire il vero avevo letti i soli Il nome della rosa (che da solo basterebbe a creare un fan a vita, comunque) e L’isola del giorno prima (romanzo ugualmente colto e brillante, anche se meno convincente del suo predecessore).
A casa avevo però da tempo altri due romanzi dello scrittore piemontese, ossia Baudolino e Il pendolo di Foucault.

La recensione di oggi verte proprio su Baudolino.
Che, detto tra parentesi, è un altro malloppone di più di 500 pagine (ma il pendolo che mi aspetta pazientemente da anni è ancora peggio), il che è un po’ la cifra standard per Eco.

Altro fattore rispettato è l’ambientazione: siamo nel passato, e siamo immersi in tanti riferimenti storici, tra l’Imperatore Federico Barbarossa e la moglie Beatrice di Borgogna, le guerre con i comuni italiani del nord, le varie crociate, le vicende di Costantinopoli, la figura storia dello storico Niceta Coniate, etc.

In mezzo a tanti riferimenti storici, peraltro, si mischia tanta leggenda, tanto da far sconfinare Baudolino addirittura nel genere fantasy, per quanto un fantasy assai erudito e assai storicizzato: abbiamo il Graal, la Sindone, varie teste di San Giovanni, satiri e satire, sciapodi, blemmi, panozi, etc, fino ad arrivare al mitico Prete Giovanni, figura mai ben accertata che si riferiva ad un ipotetico sovrano cristiano (per quanto nestoriano e non papista) in un imprecisato luogo dell’Asia, sito a volte nell’Asia centrale, a volte nell’Asia più orientale.
Il tutto assume i contorni di una sorta di storia e viaggio picaresco, assai vivace e movimentato… e anzi fatico a pensare a qualcosa di più movimentato.

Ad ogni modo, vado a tratteggiare la trama di Baudolino: Baudolino è un adolescente nato nella campagna piemontese, nella Frascheta, dove in seguito sorgerà la città di Alessandria, il quale, quando aveva 13 anni (siamo nel 1154), viene fortunosamente adottato dall’Imperatore Federico Barbarossa, per il quale si rivelerà oltre che figlio affezionato anche consigliere intelligente.
Tra i suoi vari consigli, la canonizzazione di Carlo Magno, la “costruzione” del Santo Graal, la ricerca dei regni del Prete Giovanni a scopo politico, etc.
Come se infanzia e a giovinezza non fossero stati sufficientemente avventurosi, la vita di Baudolino lo condurrà persino in regno fantastici, tra popolazioni inimmaginabili… e persino a recitare il ruolo di uno dei Magi.

Da queste poche righe si sarà capito che in Baudolino succede un po’ di tutto…
… ma ovviamente nello stile di Umberto Eco, molto colto, molto citazionista, molto descrittivo, decisamente più portato all’intreccio complicato e ai dialoghi eruditi che non all’azione e alla lettura “facile”.

Ferma la qualità nella scrittura di Umberto Eco, confermata di libro in libro, la preferenza tra un romanzo piuttosto che un altro è assai soggettiva, e difatti in rete si trovano facilmente pareri assai contrastanti su quali siano i suoi migliori lavori.
Di mio, ho preferito Il nome della rosa, con L’isola del giorno prima e Baudolino a seguire, e con la sensazione che Il pendolo di Foucault si conquisterà un posto d’onore in tale quartetto… quando avrò la santa pazienza di leggere le sue 680 pagine.

Fosco Del Nero


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