Il cammino del mago

giu27

Titolo: L’assassino di corte - Trilogia dei Lungavista 2 (Royal assassin).
Scrittore: Robin Hobb.
Genere: fantasy, drammatico.
Editore: Fanucci.
Anno: 1996.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui


Dopo L’apprendista assassino, era scontato che passassi a L’assassino di corte, secondo romanzo della Trilogia dei Lungavista, a sua volta prima trilogia di altre due trilogie seguenti: la Trilogia dell’Uomo Ambrato e Trilogia di Fitz e del Matto.

Il passare dal primo al secondo romanzo è stato scontato sia perché avevo gradito molto il primo, sia perché avevo già il secondo, che a differenza del primo è assai più lungo: si è passati da 450 a 670 pagine del medesimo formato… e l’opera non ha minimamente risentito dell’aumento di volume, anzi, se possibile se ne è giovata.

Non c’è molto da dire, in verità: Robin Hobb sa scrivere maledettamente bene, sia nel senso della qualità narrativa, sia nel senso della sceneggiatura, diciamo così.

Ecco per l’appunto la trama sommaria de L’assassino di corte: Fitz, sopravvissuto al tentato assassinio da parte di Regal, torna a Castelcervo, pur se in ritardo rispetto al resto della spedizione salita nel Regno delle Montagne, e recupera le forze, riprendendo i suoi vari addestramenti: armi, piante, veleni, arte, etc.

Più degli addestramenti, tuttavia, lo tengono occupato i continui complotti dello zio, cui si aggiungono varie altre difficoltà: le varie spie sparse nel palazzo, gli adepti dell’arte fedeli al loro istruttore Galen, i problemi legati sia all’arte che allo “spirito”, ossia il legame con gli animali che il ragazzo ha e che è mal visto ovunque, la decisione di Veritas di intraprendere una missione alla ricerca degli Antichi, fatto che lascia Castelcervo inevitabilmente sguarnito… sia all’esterno, verso le Navi Rosse e le loro “forgiature”, sia all’interno, verso Regal e gli altri traditori.

Ormai ho letto moltissimi libri in vita mia; non so se per il numero, o per una soglia di qualità richiesta sempre più alta, sono pochi oramai quelli che mi “tengono incollato allo schermo”, e che magari mi fanno andare avanti a leggere sino alle due o alle tre di notte.
L’assassino di corte è stato uno di quei pochi, cosa che spiega la sua valutazione assai elogiativa.

Unico neo, com’era stato anche per il primo romanzo: il finale non è un finale quasi per niente, e anzi lascia praticamente tutto in sospeso. Personalmente, non amo molto questo tipo di “operazione psicologica”, ma tant’è.

Seguirà ora Il viaggio dell’assassino, un altro volumone enorme.

Fosco Del Nero


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