Titolo: L’occhio dell’infinito (The cronicler).
Scrittore: Alfred Elton Van Vogt.
Genere: fantascienza, fantastico.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1944.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


La recensione di oggi è dedicata a un autore che ho molto amato nelle mie letture adolescenziali, e che è stato, di fatto, uno di quelli che mi ha iniziato alla narrativa fantastica (insieme, prevalentemente, ai vari Asimov, Poe, Lovecraft, Howard): parlo di Alfred Elton Van Vogt, uno dei più importanti e famosi scrittori della cosiddetta “età dell’oro” della fantascienza (parliamo degli anni 50), autore di capolavori come I fabbricanti di armiI polimorfiCrociera nell'infinito, I ribelli dei 50 soli, etc.

Finora di questo prolifico scrittore, spentosi peraltro di recente (nel 2000), avevo già recensito due libri: Non A-3 e Le armi di Isher; stavolta è il turno de L’occhio dell’infinito, romanzo del 1944.

Si tratta di un romanzo molto interessante dal punto di vista della trama, pieno com’è del tipico “sense of wonder” dello scrittore canadese, pregno dunque di azione, colpi di scena, scenari maestosi e ampissimi.

In tal senso, con Van Vogt la noia non sta veramente di casa, e lo scritto scivola via veloce (fatto usuale nei suoi libri in generale).

L’occhio dell’infinito, inoltre, è condito da tutta una seria di vicende che riescono abbastanza bene a creare il mistero che sarà poi svelato nelle ultime pagine del libro.

Ecco in breve la trama: il protagonista è Michael Slade, impegnato in una battaglia per la sopravvivenza del pianeta Terra… ma in una dimensione parallela, nella quale la caratteristica degli uomini è un terzo occhio al centro della fronte (occhio che Slade scopre di avere dopo un incidente)…

Tramite uno specifico addestramento, nonché incoraggiato da una misteriosa entità, l’uomo proseguirà nella sua opera di salvezza, contro ovviamente molti ostacoli e imprevisti.

Van Vogt, come detto, ha alcune caratteristiche precipue come scrittore: i suoi libri sono rutilanti e vivacissimi, il clima di suspence è assicurato, come è assicurata una visione di grandezza non indifferente, che coinvolge come minimo un intero pianeta, ma più spesso una galassia o tutto l’Universo.

Lo scrittore romanzi di Van Vogt sono il risultato dell’unione di diversi racconti (lo stesso Le armi di Isher, già recensito, è nato prima come racconto).

Il secondo forse al fatto che lo scrittore privilegia evidentemente il ritmo e la visione generale alla precisione dei dettagli, e non a caso Van Vogt tradizionalmente non piace molto a coloro che viceversa esigono da un romanzo una forte coerenza interna…
… fosse anche una coerenza da un romanzo di fantascienza assai vivace e colorato.

Ad ogni modo, molto semplicemente, voi provate a leggervi un libro di Alfred Elton Van Vogt e a verificare di persona (magari non questo L’occhio dell’infinito ma uno di quelli prima citati).

Fosco Del Nero


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