Titolo: I terribili segreti di Maxwell Sim (Terrible privacy of Maxwell Sim).
Scrittore: Jonathan Coe.
Genere: commedia, psicologico, surreale.
Editore: Feltrinelli.
Anno: 2010.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Un amico di recente mi ha prestato I terribili segreti di Maxwell Sim di Jonathan Coe, scrittore che non conoscevo e che a suo dire mi era assai affine come tipo di umorismo.
L’ho terminato in due giorni, nonostante le sue 350 pagine… anche se aiutato (si fa per dire) da un’influenza che mi ha tenuto a riposo, donandomi più tempo libero del solito.

I terribili segreti di Maxwell Sim in pratica è una commedia ironica e surreale, come fa da subito intuire il paragrafo iniziale, che peraltro ci svela in anticipo il finale, e che racconta il momento clou della vita di Maxwell Sim, 48enne inglese sull’orlo della depressione per via dell’abbandono della moglie Caroline, fuggita insieme alla figlia Lucy all’altro capo della Gran Bretagna.

Dopo qualche mese, e in pausa dal lavoro, Maxwell decide di darsi una scossa, e lo fa accettando una proposta di lavoro bizzarra da parte di una società produttrice di spazzolini, per cui lavora un amico e che gli propone viaggiare fino a un estremo dell’isola britannica per scopi promozionali.

Tale viaggio di lavoro diviene una sorta di viaggio di scoperta, che da principio sembra preludere a dei cambiamenti di tipo esterno (lavoro, residenza), ma che infine porterà con sé grandi cambiamenti interiori (il suo rapporto col padre Harold, la visione di se stesso, etc).

I terribili segreti di Maxwell Sim, in effetti, è in tutto e per tutto un libro sulla concezione della vita e sul paradigma mentale.

I personaggi principali (Maxwell, il padre, la moglie, l’amica Alison) sono ben caratterizzati, così come le comparse che in qualche modo segneranno il destino del protagonista (la giovane Poppy, il collega Trevor, l’amico d’infanzia Chris, l’eccentrico Roger, la cinese Lian).

A rendere vivace e mai noioso il testo, inoltre, vi è anche il continuo cambiamento di narratore, visto che il plot principale è spesso intervallato da racconti di scene passate, con voci narranti differenti da quella di Maxwell: il navigatore Donald Crowhurst, la moglie Caroline, l’amica Alison, il padre Harold).

Il tutto con un’ironia sempre ben dosata, mai fuori posto, che fa oscillare il libro tra il genere drammatico, cui alluderebbe la trama fatta di abbandoni familiari, problemi psicologici e sul lavoro, e la commedia cui invece strizza l’occhio lo stile narrativo di Jonathan Coe.

Il risultato è una storia surreale e bizzarra, che tuttavia non manca di evidenziare la figura da inetto sveviano di Maxwell Sim, uomo di mezz’età insicuro di sé nel senso più ampio del termine.

Curiosissimo il paragrafo finale (con l’autore che precisa che in realtà la storia è già finita e che se vogliamo possiamo anche smettere di leggere le ultime pagine), in cui lo scrittore incontra la sua creatura… per la seconda volta nel libro.
Nel complesso, dunque, Jonathan Coe è promosso con una buona valutazione.

Fosco Del Nero


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Titolo: La via del Wyrd (The way of Wyrd).
Scrittore: Brian Bates.
Genere: spiritualità, avventura.
Editore: Rcs.
Anno: 1983.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


Da ormai molti anni (credo dieci-undici) avevo in casa La via del Wyrd, romanzo del 1983 di Brian Bates facente parte della collana Mandala, pubblicata da Rcs Libri e dedicata al mondo della spiritualità.

Erano gli anni del boom di scrittori come Paolo Coelho e Carlos Castaneda, che, insieme ad altri, hanno aperto al grande pubblico il varco dei romanzi di formazione spirituale, o comunque di crescita personale.

Non a caso, allo scopo di rendere il libro appetibile al grande pubblico che si sperava di coinvolgere, la quarta di copertina riporta la scritta “Una fusione di Carlos Castaneda e Tolkien”.
Scritta un po’ campata per aria, visto che di Tolkien non c’è manco l’ombra, e che peraltro, pur se inserito in ambito esoterico-misterico, La via del Wyrd non è certo un romanzo fantasy.

Ma partiamo dalle basi: è un romanzo, visto che nasce dalla fantasia di chi scrive, Brian Bates, ma ha anche qualche contenuto di verità, nel senso che l’autore lo ha elaborato dopo le sue ricerche da psicologo sulle discipline dello zen e del tao, tanto che buona parte della storia sarebbe la riscrittura di quanto trovato in antichi documenti (di circa 1.000 anni fa), contenenti il resoconto di altrettanto antichi avvenimenti.
In questo senso, non solo la cronologia dei fatti, ma anche i caratteri dei personaggi sarebbero fedeli a quanto ritrovato.

A fine testo, peraltro, si trova anche la bibliografia relativa alle ricerche di Brian Bates, per chi volesse approfondire.

Ma andiamo alla trama: siamo in pieno Medio Evo, intorno al cambio di secolo, e siamo in Francia.
Brand è un giovane scriba di un monastero cristiano, che viene inviato dal suo superiore, Eappa, nei territori pagani della Francia per conoscere le superstizioni dei pagani.
In tale missione egli s’imbatterà in Wulf, stregone assai addentro ai misteri della natura, che sconvolgerà la visione del mondo del ragazzo, tra fantasmi, forza vitale, mondo degli spiriti, spiriti guardiani, etc.

Il libro è piuttosto breve, e quindi si legge agevolmente.
Merito anche di una buona scorrevolezza, e di una buona ambientazione, la quale, nella sua semplicità (si passa da un monastero a una foresta), si rivela efficace e coinvolgente.

Anche gli eventi e il mutamento di prospettiva di Brand sono interessanti, anche se lasciano il lettore con la sensazione che avrebbero potuto esserlo di più, e che il libro penda decisamente più dal lato del romanzo d’avventura che non da quello del testo spirituale.

Il giudizio dipenderà dunque essenzialmente da quello che si sta cercando (come sempre, nella vita).
Di mio, giudico sufficiente il livello di intrattenimento offerto da La via del Wyrd di Brian Bates, ma insufficiente, per quanto riguarda il secondo filone, l’aspetto contenutistico.

Fosco Del Nero


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Titolo: Bel-Ami (Bel-Ami).
Scrittore: Guy de Maupassant.
Genere: naturalismo, psicologico.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1885.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Parallelamente al filone fantastico, continuo a portare avanti anche quello dei romanzo classici, recentemente rappresentato da pezzi da novanta (che piacciano o meno, tali sono) come Il piacere, Madame Bovary, Il fu Mattia Pascal , La coscienza di Zeno, etc.
Alla lista si aggiunge quest’oggi un grande classico della letteratura europea del XIX secolo, Bel-Ami, pubblicato dal francese Guy de Maupassant nel 1885 (prima a puntate su una rivista, e poi integralmente in volume editoriale).

Bel-Ami presenta lo sfondo della società francese degli ultimi decenni del 1800, e in particolare l’interconnessione tra la politica, la stampa e il mondo degli affari.

A muoversi in questo ambiente, è Georges Duroy, un giovane impiegato proveniente dalla provincia normanna che in poco tempo, grazie al suo successo con le donne e alla capacità di manipolarle per ottenere quanto desidera, diviene uno dei personaggi più influenti e importanti di Parigi.

Georges Duroy è dunque una sorta di arrampicatore sociale, ed anzi la sua figura letteraria, modellata in buona parte sullo stesso Guy de Maupassant, è divenuta nel tempo sinonimo di arrivismo.
Egli, da perfetto sconosciuto, diviene uno dei giornalisti di maggior grido della capitale francese, soprattutto grazie all’influenza delle sue potenti amanti, che cambia all’occorrenza del momento.

Il romanzo è diviso in capitoli, dedicati ciascuno a un importante avvenimento nella vita di Georges Duroy, tra adulteri, duelli e nozze di convenienza.

Secondo romanzo di Maupassant, dopo Une vie, Bel-Ami è certamente il suo più grande successo, uno dei maggiori rappresentanti del naturalismo francese (il naturalismo era quella corrente che si proponeva di descrivere la realtà sociale e psicologica con la stessa precisione delle scienze naturali).
Rispetto alla corrente di cui Emile Zola fu il maggior esponente, tuttavia, in Bel-Ami vi è l’accurata descrizione della società francese altoborghese e la scalata sociale del protagonista.

In quel periodo di grande mutamento culturale e letterario (stava per imporsi il decadentismo: À rebours di Huysmans è del 1884), Bel-Ami, romanzo che ho sempre gradito molto nonostante una certa sua aria cinica, ha costituito dunque una sorta di manifesto del movimento naturalista.

Fosco Del Nero


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Titolo: A volte ritornano (Night shift).
Scrittore: Stephen King.
Genere: horror, racconti.
Editore: Rcs Libri.
Anno: 1976-1978.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.



Non sono un grande fan di Stephen King, tant’è che dello scrittore american ho letto appena un paio di libri.
Ad essere sincero, forse sono stato condizionato in negativo dalle conversioni cinematografiche dei suoi lavori, che spesso danno l’idea di opere di facile effetto, molto “popolari”.

Ad ogni modo, devo dire che la raccolta di racconti A volte ritornano, ormai storica prima raccolta di racconti di King, mi è piaciuta, avendo trovato tra i venti inseriti alcuni racconti decisamente ispirati ed efficaci.

E lo dico non solo non essendo un appassionato di Stephen King, ma essendo un sostenitore della forma narrativa lunga in luogo di quella breve (con buona pace dei precetti di Edgar Allan Poe, maestro indiscusso del genere grottesto-orrorifico, che per l'appunto prediligeva la forma narrativa breve).

Ciò che colpisce maggiormente della raccolta A volte ritornano non è tanto lo stile linguistico o l’impianto narrativo, quanto la sorprendente capacità, da parte dello scrittore, di descrivere le situazioni più svariate, ma tutte col denominatore comune di una strana tensione di fondo.

Del lotto, in particolare, segnalo Il baubau, I figli del grano, Jerusalem’s lot, Io sono la porta.

Da sottolineare inoltre come da alcuni racconti originari Stephen King abbia poi ricavato dei romanzi veri e propri, e come alcuni siano stati oggetto di conversioni televisive.

Insomma, al di là delle successive conversioni in romanzi o film, A volte ritornano è una raccolta di racconti abbastanza brevi, comunque non troppo lunghi (diciotto pagine di media, col picco di una quarantina) ma comunque ficcanti e incisivi, che si fanno rileggere volentieri e che in taluni casi lasciano un’impronta duratura nella memoria del lettore.
Un punto per Stephen King.

Fosco Del Nero


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