Titolo: La pietra sincronica (The secret of synchronicity).
Scrittore: Jonathan Fast.
Genere: fantascienza, avventura, esistenza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1977.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Capita ogni tanto che mi compri dei piccoli lotti di vecchi romanzi Urania, degli anni “60 o “70, scelti a volte a caso, a volte dando un’occhiata ai contenuti.
Certo, si tratti di libri usati e vecchi di decenni, ma in compenso si pagano poco, e ogni tanto si trova qualche gemma.

Beh, la “pesca” di questa volta è stata molto fortunata, a giudicare almeno dai primi quattro che ho letto: Schiavi degli invisibili, Il segreto della doppia ascia, Una famiglia marziana e il romanzo recensito oggi, La pietra sincronica.
Tutti e quattro buoni romanzi, e su quattro addirittura tre con significati oltre il testo letterale e la mera avventura: il primo prende le mosse dalle pubblicazioni di un medium al tempo molto famoso e si addentra nella vita invisibile, il secondo contiene evidenti riferimenti pagano-magici, e il quarto, ossia quello di oggi, s’ispira ad alcune teorie di Jung, nonché ad alcuni principi esistenziali, e ci costruisce intorno un’avventura fantastica.
Quanto al terzo, niente esoterismo, ma in compenso era il più divertente del lotto.

La sfida globale tra i quattro la vince proprio La pietra sincronica di Jonathan Fast, autore peraltro mai sentito… e del quale infatti mi sa che in italiano non è stato pubblicato quasi niente: questo libro e un altro.
Peccato.

Veniamo prima alla trama sommaria del romanzo, e poi ne descriviamo i veri contenuti: siamo sul pianeta Slabour, dove, come suggerisce il nome (misto di “slave” e di “labour”), vige una situazione sostanziale di schiavitù: il boss Callow sfrutta il lavoro di tanti ragazzini, portati lì con l’inganno, ed estrae dalle miniere del pianeta, una roccia disabitata e polverosa in cui non piove mai, una pietra assai preziosa.
Stefin è il protagonista della storia, uno di quei ragazzini attirati lì in modo truffaldino e finiti a fare i muratori a vita… una vita breve, giacché la polvere della miniera rovina rapidamente la salute.
Egli però non si è rassegnato come gli altri, e vuol fuggire.
Finisce così prima in una nave spaziale di lusso, poi sul pericoloso pianeta Junglabesh (un misto tra "jungle" e "Bangladesh"?), poi nel pianeta Nova Center ("nuovo centro"; questa traduzione è chiara), poi in giro per la galassia a recuperare navi spaziali perdute, e poi di nuovo nei pianeti già visitati, come a chiudere un cerchio…

… e in un modo molto più stretto di quanto qualsiasi lettore avrebbe potuto immaginare, nonostante le premesse dell’opera scritte in quarta di copertina, che accennavano alle teorie di Jung e al ruolo della sincronicità nell’esistenza dell’essere umano.

Il libro, peraltro, è condito di principi esistenziali presi a prestito dalle tradizioni spirituali orientali, come provano anche i vari nomi di cui il testo è cosparso: Bode Satva, Siva Nanda, Manas Ananda (ossia "risvegliato", "saggezza" e qualcos'altro).
E di mezzo c’è anche una sorta di pietra filosofale, nonché il viaggio fuori dal corpo, la conoscenza a distanza, il principio di dualità, la reincarnazione e l’oblio, i veli di Maya, la dicotomia tra mente e spirito, la fiducia nell’esistenza, e ovviamente le sincronicità di cui al titolo, col tutto che va a comporre un buon romanzo breve di fantascienza, che tuttavia sale di almeno due livelli (anche tre probabilmente) per via dei contenuti importanti che presenta.

Onestamente, insospettabile, tanto che dubito che mi dimenticherò mai de La pietra sincronica di Jonathan Fast, e anzi probabilmente in futuro andrò a rileggermelo.
E ora vediamo gli ultimi due titoli del lotto: Incontro con Rama (dal titolo promette bene) e Terzo dal Sole.

Fosco Del Nero


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