Il cammino del mago

Titolo: La città proibita (The forbidden kingdom).
Scrittore: Ian Page, Joe Dever.
Genere: librogame, fantasy.
Editore: Edizioni E.L.
Anno: 1986.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Dopo aver recensito Oberon il giovane mago, il primo volume della serie di librogame Oberon, eccoci al secondo volume: La città proibita. 

Per quanto riguarda l’essenza e la storia dei librigame, rimando alla recensione del libro precedente, mentre questo post sarà dedicato esclusivamente al libro in questione, seguito del precedente, dal quale prende le mosse, cosa tipica del librigame con una trama unitaria, e riprende anche il personaggio che si può portare avanti da libro a libro.

Altre serie, viceversa, erano composte da avventure singole, a sé stanti, quindi giocabili individualmente anche senza aver seguito la serie fino a quel punto.
Cosa peraltro che si poteva fare anche con i singoli libri di serie unitarie tipo Oberon, ma perdendo qualcosa a livello di trama e di visione d’insieme (oltre che i benefici delle avventure precedenti sotto forma di potenziamento del personaggio, oggetti trovati, conoscenze acquisite, etc).

Ad ogni modo, veniamo a La città proibita.
Anche questa volta, ed evidentemente è una caratteristica della serie, le scelte disponibili per il giocatore-lettore sono relativamente poche, visto che, se si vuole portare a termine l’avventura, vi è praticamente una sola direzione di trama, dettaglio più, dettaglio meno.
Ciò inficia il valore del libro, che comunque è ben scritto e conserva la buona atmosfera del precedente…

… per quanto abbia un incedere narrativo un po’ troppo svelto, tanto che gli eventi si consumano in pochi paragrafi e anche in modo un po’ pressappochista.

Perlomeno, però, il tasso di difficoltà è tornato su livello più umani, visto che, una volta completata la precedente avventura, il giocatore ha diritto a un personaggio un po’ più “robusto”, cosa che rende questo secondo librogame assai meno difficile, numeri alla mano, del precedente.

Nel complesso, anche La città proibita è un discreto librogame, a mio avviso più per l’atmosfera di fondo che non per l’aspetto tecnico-ludico.

Fosco Del Nero


Per rimanere aggiornato con le recensioni di Libri e Romanzi, iscriviti al feed!

Titolo: Oberon il giovane mago (Grey star the wizard).
Scrittore: Ian Page, Joe Dever.
Genere: librogame, fantasy.
Editore: Edizioni E.L.
Anno: 1985.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Recensione un po’ particolare quella di oggi su Libri e romanzi, giacché è la prima rappresentante di un genere narrativo decisamente particolare, di cui molti non hanno mai sentito parlare ma che è stata una delle mie passioni quando ero ragazzino: i librigame, o librigioco, se si vuole italianizzare il nome.

Per chi non sapesse di cosa si tratta, dirò che si tratta di libri, solitamente di genere fantastico e/o avventuroso, dotati di una trama e di un impianto narrativo di fondo, ma con la caratteristica di essere giocabili da chi li legge, il quale, seguendo un certo regolamento, e impersonando il protagonista della storia, può scegliere di volta in volta cosa fare e dove andare, interagendo così con la storia stessa, secondo possibilità più o meno vaste a seconda del singolo librogame.

Tali libri divennero famosi negli anni ''80, pur non essendo mancati tentativi precedenti (risalenti addirittura agli anni ''40), e lo divennero soprattutto con la collana di Lupo Solitario, rimasta difatti mitica o quasi, a cui si affiancavano peraltro tante altre serie, ognuna di un genere specifico (fantasy, fantascienza, horror, investigativo, storico, mitologico, rosa, etc) e con uno schema di gioco particolare.

Dopo un iniziale successo in Italia, che fece addirittura registrare un ritorno alla lettura dei bambini-adolescenti di allora, che viceversa si stavano avvicinando in massa a svaghi più tecnologici, la fiamma dei librigioco si spense, tanto che persino l’editore di punta, le Edizioni E.L. (dico di punta perché ad essa si affiancarono altri editori ed altre serie, comunque rimaste sempre minori), smise di stamparne… con l’imprevisto risultato di dar vita a una sorta di collezionismo delle vecchie edizioni, alcune difficilmente trovabili e venduti per cifre dai 50 ai 500 euro.

La recensione odierna si riferisce al primo libro della serie Oberon, una serie di genere fantasy, che è partita con Oberon il giovane mago, per terminare poi al quarto volume, e quindi relativamente presto (Lupo Solitario fu la più longeva, con ben 28 libri, mentre certe serie sono durate appena 1 o 2 volumi, per quanto il dato mediano era forse sui 5 libri).

Il protagonista della storia è per l’appunto Oberon, giovane mago sedicenne al quale viene affidata dai suoi mentori, i magi del popolo Shanti, una missione difficilissima: distruggere il dominio del negromante Shazarak.
Il primo passo da compiere è trovare l’antico popolo dei Kundi, gli unici a sapere dove trovare il Cancello dell’Ombra, entrata per il Mondo degli Astri, dove si trova la potente Pietra della Luna, con cui si potrà sconfiggere il mago nero.

Oberon parte così per la prima parte della sua missione…

Detto del genere e della trama sommaria, vengo ora al commento del libro: l’atmosfera è gradevole e sufficientemente convincente, e non a caso questa è una di quelle serie che è rimasta maggiormente nel ricordo dei “librogiocatori”, anche se a disdoro del libro va detto che la linea narrativa non si discosta mai dai canoni prefissati dai due autori, Ian Page e Joe Dever (quest'ultimo il creatore di Lupo Solitario), limitando molto la libertà del giocatore.

Altra cosa da dire: il livello di difficoltà, per i numeri proposti in fase di creazione del personaggio, è troppo elevato, nel senso che è davvero improbabile uscire indenni dai vari confronti e dalle varie difficoltà, persino con buoni valori di partenza.
Tali fattori minano la riuscita di Oberon il giovane mago, che comunque rimane un buon prodotto, avente peraltro alcuni spunti interessanti a livello di dialoghi e di concetti.

Fosco Del Nero


Per rimanere aggiornato con le recensioni di Libri e Romanzi, iscriviti al feed!

Titolo: La Bibbia degli dei (Divine encounters: a guide to visions, angels and other emissaries).
Scrittore: Zecharia Sitchin.
Genere: storia.
Editore: Piemme.
Anno: 1995.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


La Bibbia degli dei è uno dei libri scritti da Zecharia Sitchin, il ricercatore azero morto alcuni anni fa e che, nel corso della sua lunga e produttiva carriera, e grazie a una ricerca decisamente audace, ha dato un bello scossone alla storia così come concepita finora, nonché alle fondamenta della religione ebraica e dei suoi testi sacri.

Peraltro, questo non è il primo libro di Sitchin che leggo, bensì il quarto, solo che gli altri tre gli avevi riservati al mio sito principale.
Ho pensato tuttavia di recensire La Bibbia degli dei anche qui perché comunque la recensione può essere utile anche ad un pubblico più mediano. 

Cominciamo col dire che Sitchin è uno storiografo, e si vede: i suoi libri non sono narrativa, né sono spettacolarizzati con colpi di scena o battute umoristiche o altro.
Il risultato è che, complice anche il fatto che normalmente non sono brevissimi, possono risultare pesanti a chi non è interessato all’argomento.

Quanto all’argomento, veniamo subito al dunque: Sitchin traduce le antiche tavolette sumere, e ci dice cosa c’è scritto… prendendo per buono, ossia per resoconto storico, ciò che invece altri storici ritengono sia solo un mito, perché poco credibile agli occhi dei giorni nostri.

In questo senso, veniamo a scoprire di divinità scese dallo spazio, di guerre atomiche nel lontano passato, di manipolazioni genetiche, di astronavi volanti, etc.

La Bibbia degli dei, tuttavia, si distingue dagli altri libri di Sitchin perché, pur tenendo come riferimenti gli Annunaki (o Anunnaki) e le storie sumere ed accadiche, presta una particolare attenzione per l’appunto alla Bibbia, anche questa tradotta alla lettera.

E, anche in questo caso, le conclusioni di quanto scritto, grazie anche ai confronti con i più antichi testi sumeri da cui la Bibbia è notoriamente tratta, sono sorprendenti.

Forse questo è il testo di Zecharia Sitchin che mi è piaciuto di più (gli altri letti sono stati L’altra genesi, Il giorno degli dei, Quando i giganti abitavano la Terra), anche se le pagine finali non mi hanno convinto.

Ma, d’altronde, ci si muove su un campo conoscitivo difficile e insidioso: Zecharia Sitchin non avrà forse ragione su tutto, cosa che peraltro credo sia impossibile tra traduzioni difficili e ipotesi altrettanto difficili, ma il quadro generale è quello, ed è solido.

Nel caso, buona lettura.

Fosco Del Nero


Per rimanere aggiornato con le recensioni di Libri e Romanzi, iscriviti al feed!

Titolo: L’anello di Salomone (The ring of Solomon).
Scrittore: Jonathan Stroud.
Genere: fantasy, commedia.
Editore: Tea.
Anno: 2010.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.


Di recente avevo letto per caso un romanzo fantasy di Jonathan Stroud: La valle degli eroi.
Essendomi garbato soprattutto per lo stilo vivace e ironico dell’autore, mi sono deciso a tentare anche con la trilogia del Ciclo di Bartimeus, che ho letto praticamente tutta d’un fiato: L’amuleto di Samarcanda, L’occhio del golem e La porta di Tolomeo, scritti nel biennio tra il 2003 e il 2004.

Poco tempo dopo averli letti, ho scoperto che in realtà la trilogia era nel mentre diventata quadrilogia, visto che ai tre libri originali si era unito L’anello di Salomone, datato 2010.
L’autore dunque ci ha messo qualche anno a decidere se continuare il ciclo, probabilmente indeciso per via del fatto che, per come era finito il terzo libro, si imponeva un deciso cambio di rotta.

Cosa che c’è stata con L’anello di Salomone, che è il quarto libro giusto come uscita, ma in realtà è ambientato ben 2.000 anni prima dei precedenti libri… una robetta.

Ovviamente sono diversi anche i protagonisti, eccettuato l’immarcescibile jinn Bartimeus, nonché i luoghi, visto che si passa da Londra e dall’Europa al Vicino Oriente: Gerusalemme e dintorni, per la precisione.

Ecco in breve la trama: Bartimeus è uno degli spiriti convocati dai maghi di corte di Salomone, re di Israele ma soprattutto possessore del potentissimo anello che gli dà supremazia su tutti i maghi e gli spiriti, che lo temono grandemente.

Ma, si sa, Bartimeus è poco propenso a ubbidire in modo servile, cosa che procurerà problemi innanzi tutti a lui, ma poi a praticamente tutti coloro che ha intorno, dal collega Faquarl al mago Khaba, dalla sacerdotessa Asmira allo stesso re Salomone.

In tutto sono 400 pagine… che ho letto in 3 o 4 giorni, a un ritmo decisamente veloce… e "controllato" per non far terminare il libro troppo presto.

Da qualche parte su internet avevo letto alcune opinioni secondo cui questo era il libro migliore dei quattro, e devo dire che concordo con esse: l’autore, che probabilmente si è reso conto che la parte migliore della sua trilogia stava nell’ironia e nella leggerezza del jinn, cui nel secondo e nel terzo libro hanno tuttavia fatto da contraltare la pesantezza degli eventi nonché un coprotagonista (Nathaniel) meno divertente rispetto al primo romanzo, è tornato alla parte migliore del primo libro… potenziandola persino.

Peraltro, l’ambientazione esotica del Vicino Oriente aggiunge fascino al tutto, portando il lettore più vicino ai luoghi della “giovinezza” di Bartimeus di Uruk.

Tra l’altro, già nei primi libri avevo avuto modo di notare qualche informazione “interessante” sparsa qui e lì su storia e magia, e l’avvio di questo libro, che spara subito alcuni nomi uno dietro l’altro (Enki, Eridu, serpenti, draghi… cui si sono unite poi alcune ripetizioni: Akhenaton, Nerfetiti, i sette livelli, l’Altro Luogo, lo stesso Salomone e Israele, etc) mi ha confermato la mia sensazione originaria, sulla quale comunque non mi dilungherò oltre. 

Anche se, ad onor del vero, nella prima parte del romanzo, come in tante altre peraltro, ero troppo impegnato a ridere per occuparmi di altro. 

Unica nota di demerito: la traduzione, che come spesso capita per i seguiti dei cicli di successo (quelli ossia che hanno già dei lettori affezionati che comprerebbero i libri comunque), lascia parecchio a desiderare, sia in certi errori di traduzione dall’inglese (tipo tradurre alla lettura “prendere un bagno”), sia in certi errori di grammatica italiana (tipo usare il pronome “gli” non solo per il maschile singolare, ma anche per il femminile oppure per il plurale, roba che fa venire i brividi!).

Difetti di traduzione a parte, L’anello di Salomone, quarto libro del Ciclo di Bartimeus di Jonathan Stroud, è un signor romanzo, fantastico mix di fantasy, ambientazioni storico-esotiche e commedia umoristica brillante.
Buona lettura.

Fosco Del Nero


Per rimanere aggiornato con le recensioni di Libri e Romanzi, iscriviti al feed!

Argomenti