Il cammino del mago

Titolo: Il nuovo re (The purple emperor).
Scrittore: Herbie Brennan.
Argomenti: fantasy, commedia, surreale.
Editore: Mondadori.
Anno: 2004.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.



Dopo aver letto il primo romanzo del ciclo del La guerra degli elfi, intitolato proprio La guerra degli elfi, mi sono letto il secondo, ossia Il nuovo re, che lo ha seguito di un anno: dal 2003 siamo passati al 2004.

Alla guida c’è sempre Herbie Brennan, sarebbe a dire James Herbert Brennan, noto autore di librigame (la serie Alla corte di re Artù e Firewolf sono sue), e più di recente di romanzi fantasy veri e propri.

La guerra degli elfi non mi era dispiaciuto: nel libro, di media lunghezza, vi erano trovate interessanti, affiancate ad altre meno convincenti, il tutto condito dal solito umorismo leggero di Brennan, col risultato finale che era un romanzo di sufficiente fattura, forse anche qualcosa in più.

Il nuovo re bissa il predecessore per tono e ambientazione, e non avrebbe potuto essere altrimenti, ma si presenta un poco più solido: le vicende sono ancora più vivaci rispetto al primo libro, e inoltre è stato tolto qualche peso morto, come il prologo della famiglia di Henry, oppure i troppi salti di pensiero di Fogarty.

I protagonisti sono sempre gli stessi, appena appena cresciuti di numero: gli umani Henry e Fogarty, gli elfi Pyrgus, Aurora, Madama Circe e Nymph, gli elfi oscuri Rodilegno, Sulfureo e Bombix, nonché il demone Beleth.
E anche il verme wangarama Cyryl, forse il personaggio più originale del libro, per quanto secondario.

Vivacità aumentata, dunque, e qualche peso morto tolto… eppure al libro di Brennan manca ancora profondità, quella struttura stabile e importante che ti fa dire “questo è un capolavoro del fantasy”. Per carità, forse lo stesso Brennan, consapevole del suo stile leggero e umoristico, non pretendeva di realizzare un capolavoro, ma non è solo l’aspetto umoristico a frenare il giudizio: in fin dei conti, Terry Pratchett è considerato un maestro del fantasy, e Douglas Adams un maestro della fantascienza, pur avendo entrambi un forte connotato ironico-umoristico.

Il fatto è che i romanzi di Brennan sono proprio leggeri, e le vicende narrate sembrano più lo spunto per far sorridere il lettore, più che i mattoni di una costruzione importante.

Tra l’altro, tali mattoni spesso sembrano non troppo robusti, e alcune direzioni narrative che prende il testo, pur se testo fantasioso come questo, non paiono troppo convincenti, come l’ambaradan finale, davvero molto contorto e poco realistico.

Peraltro, il libro termina con un finale assolutamente temporaneo, e anzi con un nuovo enigma, che ovviamente sarà esplorato nel terzo libro.
Che, però, non sono sicuro che leggerò mai: Il nuovo re ed Herbie Brennan mi lasciano con un giudizio sufficiente-discreto, ma con la sensazione che non vedrò di meglio dal buon vecchio Brennan, e che per qualcosa di meglio devo rivolgermi altrove.

Fosco Del Nero


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Titolo: L’esodo su Terminus - Asimov Galactic Foundation Games 1.
Scrittore: Leonardo Felician.
Argomenti: librogame, fantascienza, avventura.
Editore: Mondadori.
Anno: 1992.
Voto: 6.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Da poco ho ripreso in mano una mia vecchia passione di adolescente, i librigame, e mi sono rifatto qualche vecchio libro game: nel dettaglio, la serie di Oberon.

Dopo il fantasy di Oberon (delle mitiche edizioni E.L.) sono passato alla fantascienza della serie Galactic Foundation Games (edizioni Mondadori), basata sul Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov.

Anzi, più che basata dovremmo dire immersa, visto che essa è ambientata proprio nel bel mezzo del Ciclo della Fondazione, con tanto di (almeno, per quanto riguarda questo primo libro degli otto totali della serie) di Hari Seldon, Salvor Hardin, il pianeta Trentor, il pianeta Terminus

… e ovviamente il progetto della Fondazione, all’interno del quale è inserito il personaggio giocante del libro, ossia colui che impersoniamo noi, che nella trama è uno dei collaboratori principali di Hari Seldon.

L’ambientazione è affascinante per definizione… o, almeno, lo è per chi ha letto e amato il Ciclo della Fondazione di Asimov.

E, occorre dire, anche lo schema di gioco scelto da chi ha scritto questo librogame è assolutamente interessante, e peraltro va contro la tradizione dei librigame: niente dadi e fortuna, ma solo scelte e programmazione iniziale.

Quest’ultima, in particolare, diventa assolutamente decisiva, tanto che, anzi, le scelte disponibili nel corso della storia sono poche, o comunque fortemente limitate dalla programmazione fatta a inizio gioco: la quale riguarda cinque qualità da scegliere tra ambizione, competenza, fortuna, forza, iniziativa, intelligenza, intuizione, lealtà, salute e talento; nonché venti punti da distribuire tra il potere, il denaro e il successo.

E proprio in ciò sta il punto debole principale del libro: a seconda di ciò che scegliete (e ovviamente prima di leggere il libro non avete motivi di credere che una qualità sia preferibile ad un’altra), la vostra avventura non potrà durare che pochi paragrafi… letteralmente.

Anzi, a dirla tutta si può arrivare alla fine solamente con una certa combinazione, e cambiando pure di poco si va incontro a un inevitabile fallimento, senza possibilità di scelta.

Insomma, non si tratta di valorizzare nel corso della storia le qualità che si sono scelte in fase di creazione del personaggio, ma, semplicemene, di essere stati fortunati ad aver fatto la scelta iniziale giusto… se no, non c’è trippa per gatti.
Alla faccia dell’eliminazione del fattore dadi-fortuna!

Detto di tale pesante tara, che ne mina forzatamente la valutazione, il libro ha comunque un suo interesse, e, dopo aver imbroccato la combinazione corretta, si legge con discreto piacere fino alla fine.
E chissà se sarebbe piaciuto ad Isaac Asimov...

Fosco Del Nero


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Titolo: La guerra degli elfi (Faerie wars).
Scrittore: Herbie Brennan.
Argomenti: fantasy, commedia.
Editore: Mondadori.
Anno: 2003.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


Quest’oggi vediamo La guerra degli elfi, romanzo fantasy del 2003 scritto da Herbie Brennan e primo libro del ciclo che porta il suo stesso titolo, comprendente altri quattro libri: Il nuovo re, Il regno in pericolo, Il destino del regno, La figlia degli elfi.
Di questi leggerò di sicuro il secondo romanzo, giacché l’ho già comprato, mentre per i successivi non sono sicuro… e anzi per ora sono sul no.

Ma, prima di parlare de La guerra degli elfi, è doverosa una piccola premessa sullo scrittore, Herbie Brennan, il cui vero nome è James Herbert Brennan, che non sarà certo sconosciuto agli appassionati di librogame, dal momento che si tratta dell’autore di alcune serie storiche, a cominciare dalla divertentissima serie Alla corte di re Artù (ma anche delle serie Firewolf e di Horror classic).

Inoltre, dopo decenni di lontananza, l’avevo rincontrato di recente leggendo prima un manuale di magia per principianti… e poi un librogame umoristico connesso al suddetto manuale: rispettivamente Il manuale del giovane mago e Crea la tua avventura da giovane mago, e soprattutto in quest’ultimo il tocco di Brennan era palese.

Anche in questo stesso La guerra degli elfi si intravedono benissimo i rispettivi interessi dell’autore irlandese: il fantasy, l’umorismo, la magia, col tutto che si mescola in modo gradevole anche se a volte non ben amalgamato e non troppo convincente.

Ma andiamo alla trama del romanzo, il quale ha un incipit davvero insolito, nonché fuori luogo, per un libro fantasy: Henry Atherton è un ragazzino alle prese con un problema familiare, dato dal fatto che sua madre si è innamorata della segretaria di suo padre, tanto che i genitori ora stanno divorziando.
Per fortuna troverà distrazione in un’imprevista avventura, che lo catapulterà, per mezzo di un portale e della collaborazione dell’eccentrico signor Fogarty, nella dimensione parallela del Regno della fate, di cui Pyrgus Malvae, suo nuovo amico, è principe ereditario, essendo il figlio primogenito del Monarca, ossia del signore degli Elfi della Luce, fazione contrapposta agli Elfi della Notte, che ovviamente sarebbero i cattivi di turno, tra cui spiccano i vari Rodilegno, Sulfureo, Bombix
I ragazzi, ossia Henry, Pyrgus, e la di lei sorella minore Aurora, si troveranno a dover sventare un piano diabolico (letteralmente, perché c’entrano anche dei demoni appositamente convocati) per rovesciare il governo del Monarca.

La guerra degli elfi è un fantasy anomalo, per diversi motivi, e fuoriesce nettamente dalla categoria del fantasy magico-fiabesco alla Tolkien, tanto nella trama quanto nel tono: oltre alla componente magica, infatti, vi è anche una forte componente tecnologica, data anche dalla commistione tra i due mondi, il mondo contemporaneo e quello fatato. Vi è inoltre una diffusa aria da commedia che spesso sfocia nell’umorismo, pur non arrivando al genere del fantasy satirico alla Terry Pratchett (Il mondo del disco) o di quello propriamente comico alla Dominic Barker (Blart).

L’autore inoltre non disdegna di inserire qui e lì alcuni riferimenti di tipo esoterico, che però paiono anch’essi fuori contesto, senza alcuna spiegazione o aggancio, tanto che spesso vengono messi in bocca al signor Fogarty, che ci è stato detto fin da subito essere un tipo strano ed eccentrico, se non fuori di testa… anche se poi alla fine proprio lui le azzecca tutte e non si sbaglia su niente… compresi gli alieni (già, Brennan trova anche il tempo e il modo di metterci pure gli alieni, o per essere più precisi i classici grigi).

Insomma, un bel calderone, alla cui confusione contribuisce anche la terminologia scelta per identificare le varie razze: gli umani dell’altro mondo, pur essendo completamente umani, si chiamano elfi se maschi e fate se femmine, imprecisione grossolana, che però potrebbe esser colpa della traduzione italiana e non dell’autore: lo stesso titolo del libro, in origine "Le guerre fatate", è stato liberamente tradotto in "La guerra degli elfi".

Nel complesso, La guerra degli elfi di Herbie Brennan è un fantasy sufficiente; non innovativo né clamoroso, e come detto un po’ confusionario, ma comunque discretamente piacevole.
Mi leggerò il suo primo seguito, ma poi è probabile che riveda Brennan sui librigame piuttosto che su altri romanzi.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il sole nudo (The naked sun).
Scrittore: Isaac Asimov.
Argomenti: fantascienza, giallo.
Editore: Mondadori.
Anno: 1956.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Da poco mi sono letto Abissi d’acciaio, romanzo con cui Isaac Asimov nel lontano 1953 cominciava il Ciclo dei robot.
A seguire mi sono letto Il sole nudo, secondo romanzo del ciclo, di tre anni successivo al suo predecessore.

I protagonisti sono i medesimi due: il detective umano terrestre Elijah Baley e il detective robot auroriano Daneel Olivaw, stavolta spediti su un terzo pianeta, Solaria.

Un pianeta decisamente particolare, abitato da poche migliaia di esseri umani, e viceversa stracolmo di robot: 20.000 robot per ogni essere umano, fatto che lo rende estremo in tutta la galassia, oltre che il principale produttore proprio di robot, usatissimi su praticamente ogni pianeta, tranne la Terra, che ha verso di essi una forte idiosincrasia.

Viceversa, su Solaria vi sono altre paure: la società si è evoluta in modo talmente tanto robotico e automatizzato, che gli esseri umani hanno paura della presenza fisica degli altri esseri umani, tollerata per i soli marito e moglie, e pure in quel caso fortemente limitata.

Chi più, chi meno, tutti gli uomini e le donne di Solaria temono la presenza dei loro consimili, e soprattutto dei terrestri come Elijah Baley, portatori di germi mai apparsi sul pulitissimo e igienicissimo Solaria…

… cosa che peraltro renderà le investigazione di Elijah Baley e collega ancora più difficili.
Da risolvere, un caso di omicidio: il primo in assoluto nella storia del pianeta, apparentemente perfetto da certi punti di vista, ma molto meno da altri.

Come Abissi d’acciaio, anche Il sole nudo si rivela scritto gradevole. Dialoghi e personaggi sono interessanti, e pure le idee di fondo, per quanto estreme perfino per un romanzo di fantascienza (una popolazione che ha paura della presenza fisica delle persone; un’altra popolazione che ha paura di stare all’aperto), fanno il loro dovere di sfondo.

Anche se alla fine, come nel caso del primo libro, più che a una storia di fantascienza siamo di fronte a un romanzo giallo investigativo, genere cui Asimov si è in parte dedicato, ma nel quale a mio avviso raggiunge vertici molto più bassi che non nella fantascienza politico-storico-sociologica per cui è divenuta famoso: sarebbe a dire il Ciclo della Fondazione.

Insomma, dal mio punto di vista Isaac Asimov rende meglio con i panorami ariosi della Fondazione che non con i dettagli da romanzo giallo.
Nonostante ciò, ho gradito discretamente Il sole nudo, tanto da averlo letto in breve tempo (ciò che, molto banalmente, è il segno principale di coinvolgimento e valore di un libro).

Fosco Del Nero


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