Titolo: Il canto dell’abisso (Drowntide).
Scrittore: Sydney Van Scyoc.
Genere: fantastico, fantascienza, fantasy.
Editore: Mondadori.
Anno: 1987.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Il canto dell’abisso, ovvero Drowntide, è un romanzo scritto dall’americana Sydney Van Scyoc (classe 1939) nel 1987 e pubblicato sulle pagine della collana Urania nell’aprile del 1989.
Nonostante il marchio Urania, siamo alle prese con un elaborato fantastico - al limite del fantasy - dove la fantascienza si limita a un piccolissimo cenno incidente sul contesto ambientale.

L’autrice proietta il lettore in un mondo alieno, quasi integralmente ricoperto dalle acque, dove vari secoli prima l’uomo e i cetacei sono immigrati (su vascelli di fuoco) per fuggire da un pianeta Terra ormai sull’orlo del collasso.
In questo scenario, troviamo sviluppati molti dei temi cari alla Van Scyoc. Abbiamo una serie di relazioni sociali tra umani-alieni, ma anche soggetti interraziali capaci di sintetizzare le caratteristiche delle varie razze e il tema relativo alla rivalutazione di culture considerate inferiori.

Protagonista dell’intreccio è un meticcio, nato dall’incrocio tra un umano e un acquatico (umanoide che vive nell’oceano a cavallo di balene giganti) che viene incaricato di trovare la sua giovane sorella. La missione è di vitale importanza per la sua cittadina, perché si pensa che la ragazza – rapita al momento della nascita dal padre e mai più vista dalla madre – abbia la capacità di comunicare telepaticamente con i cetacei e quindi di condurre i pescatori verso rotte sicure (lontane dalle minacce dei rettili che si celano sotto le acque dell’oceano).
Ha così inizio un lungo e mirabolante viaggio, in cui il ragazzo scoprirà cose del suo passato e imparerà ad apprezzare aspetti culturali di razze diverse che fino allora quasi disprezzava.

Il romanzo fa leva su uno stile molto elegante che ricorda la narrativa del primo dopo guerra. La Van Scyoc cura molto il lessico, abbondando con descrizioni scenografiche e regalando velati omaggi alla narrativa lovecraftiana (gusto per la decadenza e gli ambienti solitari, nonché per le statue di creature mitologiche) e al cult La terra dell’eterna notte di W.H. Hodgson (da cui viene presa l’idea di un ambiente immenso e pieno di pericoli, in cui i protagonisti si muovono comunicando telepaticamente tra loro).

I primi capitoli partono in sordina, ma l’evolversi dei fatti porta a un crescendo d’intensità con una caratterizzazione dei personaggi tale da fare affezionare lo spettatore a ognuno di essi (alla fine sorge un pizzico di nostalgia per i personaggi che si dovranno abbandonare).
Interessante l’evoluzione che subisce il protagonista il quale, a mano a mano che prosegue la sua missione, impara ad apprezzare una cultura diversa dalla sua fino a smarrire quelle certezze che credeva incontestabili.
Degno di nota anche il rapporto che si viene a creare tra il ragazzo e una giovane acquatica.

Non mancano momenti onirici (memorabile la scena delle vasche, con alghe marine capaci di mostrare i pensieri ancestrali dei cetacei, e quella dei balli con centinaia di serpenti che fuoriescano dall’oceano per contorcersi sui corpi di giovani ragazze nude) e una piccola spruzzatina erotica, il tutto condito da una costante atmosfera poetica.
Gli ultimi capitoli diventano di una malinconia commovente e trasudano una sensibilità tipicamente femminile.

Molto bella e di alto contenuto drammatico la parte in cui il protagonista si trova a dover “combattere” con un “hiscapei” avvinghiato sul corpo della sorella. Lo “hiscapei” è una specie di sirena (seppur dalle forme non umane) che se ne sta isolata e ancorata sul fondo marino a lanciare urli capaci di ipnotizzare le prede e condurle nei suoi tentacoli.
Occorre, infine, dare atto alla Van Scyoc di aver evitato di rendere prevedibile la trama, grazie a una serie di snodi inseriti ogni qualvolta si possa iniziare a delineare una certa piega narrativa.

Menzione particolare per la splendida ed esaustiva copertina di Vicente Segrelles, in grado di riassumere assai bene ciò che si ritroverà nelle 182 pagine del libro. Il disegnatore spagnolo, infatti, pittura in primo piano una ragazza - in riva al mare - accerchiata da quattro serpenti (hanno la funzione di intensificare i poteri telepatici); sullo sfondo notiamo un uomo (il protagonista), alle cui spalle si staglia l’enorme massa di un cetaceo (i cetacei del libro sono una sorta di cavalli dell’oceano, anche se più intelligenti in quanto in grado di comunicare mentalmente con i loro “cavalieri”).

Lettura consigliata a tutti gli amanti del fantastico.

Matteo Mancini


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