Titolo: L’uomo disintegrato (The demolished man).
Scrittore: Alfred Bester.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1953.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


L’uomo disintegrato di Alfred Bester è il terzo romanzo del lotto di sei vecchi Urania che ho acquistato di recente.
I primi due letti e recensiti sono stati Sogno dentro sogno (John Hill) e Sabba spaziale (J.T. McIntosh), mentre mancano ancora all’appello Avventura in fondo al cosmo (Paul Preuss), Il mondo della foresta (Ursula LeGuin) e Dark crystal (A.C.H. Smith).

Di questi, proprio L’uomo disintegrato è l’unico romanzo famoso, tanto da essere considerato un classico della fantascienza degli anni d’oro e da essere inserito in svariate antologie tematiche.

Esso è stato il primo romanzo (o almeno il primo noto) ad aver utilizzato in modo massiccio i poteri esp, e in modo particolare la telepatia, tanto da costruirci tutta una trama intorno.

Andiamo subito a vedere la trama in sintesi: qualche secolo nel futuro la popolazione sarà suddivisa in persone normali e in esp, volgarmente chiamate telespie.
Esse sono state individuate e formate da un’organizzazione rigidamente regolamentata, con un proprio codice di comportamento e con tanto di un voto corrispondente al giuramento d’Ippocrate (detto “voto di Galeno”).

Va da sé che tali abilità sono particolarmente apprezzate in alcuni settori: la giustizia, la polizia, gli affari, la psicologia, etc.
Le apprezza in modo particolare Ben Reich, presidente della Sacramento e spietato uomo d’affari, che è disposto a tutto pur di vincere la battaglia economica contro il suo concorrente, D’Courtney.

Tanto da organizzare, grazie all’aiuto di telespie corrotte e lestofanti di altro tipo, un complesso disegno omicida… naturalmente cercando al contempo di passarla liscia.

In questo suo piano, si confronterà-scontrerà con vari personaggi: il detective esp Preston Powell, D’Courtney e sua figlia Barbara, la telespia Gus T8, l’intrattenitrice Chooka Frood, l’esiliato Jerry Church, l’ambiziosa Duffy Wygs, il calcolatore legale Peetcy, etc.

Il numero di personaggi, le speciali abilità di alcuni di essi e i contrapposti interessi in gioco contribuiscono a rendere la trama de L’uomo disintegrato piuttosto fitta e dall’evoluzione incerta.
Il libro non è eccessivamente lungo, con le sue 200 pagine abbastanza piccole, ma riempie l’attenzione del lettore per via della sua non semplicità (introducendo variabili così incerte e teoriche, era scontato rendere la trama poco lineare per il lettore… ovviamente non abituato ai poteri esp).

Dirò la verità, come sempre: da L’uomo disintegrato, un po’ per la fama positiva del romanzo e un po’ per le premesse, mi aspettavo un poco di più.
Intendiamoci, il libro non mi ha annoiato, e complessivamente ha un suo perché, però non mi ha coinvolto come avrei creduto, rimanendo, dal mio punto di vista, sulla mera sufficienza.

Forse perché alcune scelte dei protagonisti mi sono sembrate insensate, più un pretesto per far evolvere la trama nel modo desiderato piuttosto che l’evoluzione naturale dei fatti e dei personaggi così come presentati.
Ad ogni modo, sono comunque soddisfatto nell’aver letto questo classico della fantascienza di Alfred Bester (che tra l’altro forse avevo letto in passato, ma non ne sono sicuro, il che comunque andrebbe a rafforzare la mia sensazione di mancata grandezza).

Fosco Del Nero


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