Il cammino del mago

Titolo: Il segno della doppia ascia (Sign of the labrys).
Scrittore: Margaret St. Clair.
Genere: fantasy, fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1963.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


Quest’oggi recensisco un libro di un’autrice che non solo non avevo mai letto, ma che nemmeno conoscevo, di cui ho comprato un testo praticamente a caso: parlo di Margaret St. Clair e del suo Il segno della doppia ascia.

Non stupisce che non l’avessi mai sentita, per diversi motivi: intanto quando scriveva, negli anni Cinquanta e Sessanta, le donne che riuscivano a imporsi nel settore della fantascienza e della letteratura fantastica in generale erano assai poche… e alcune di quelle poche utilizzavano pseudonimi maschili per avere pari opportunità rispetto ai loro colleghi uomini, cosa che per l’appunto ha fatto anche Margaret St. Clair.
In secondo luogo, essa ha scritto più racconti che romanzi, e di mio sono attratto assai più dai romanzi che non dai racconti.
Infine, di quei pochi romanzi scritti, solo due sono stati pubblicati in Italia, e per l’appunto Il segno della doppia ascia è uno di tali due (l’altro è I danzatori di Noyo).

Genere de Il segno della doppia ascia, libro di circa 170 nel classico formato portatile ed economico degli Urania degli anni Sessanta: un meticcio tra fantasy e fantascienza, e anzi assai più tendente al primo, visto che di mezzo vi sono streghe e poteri magici, tanto che mi sono stupito della pubblicazione nella collana Urania, come noto destinata esclusivamente alla fantascienza.

Ed ecco la trama de Il segno della doppia ascia: siamo in un futuro non meglio precisato, e l’umanità, dopo una feroce epidemia che ha decimato il genere umano, si è rifugiata nel sottosuolo, costruendo tanti livelli sotterrai, proprio come se fossero enormi piani, uno sotto l’altro.
Sewell vive per l’appunto in uno di queste livelli, in cui per certi versi regna l’abbondanza: vi sono tantissimi alloggi, quasi tutti inoccupati data la moria causata dall’epidemia, così come vi sono scorte di viveri per decenni, forse persino secoli, messe da parte per tante persone e ora utili solo a poche.
Se di qualcosa vi è abbondanza, di qualcos’altro vi è penuria: del contatto umano, per esempio, giacché un prodromo dell’epidemia è stato che il genere umano ha preso ad aver fastidio intenso per la presenza e la vicinanza delle altre persone, tanto che anche le attività lavorative vengono svolte in modo distaccato.
Ma c’è di più: in questo mondo futuro vi è la magia, e ciò che è la cosa più simile a un governo attualmente presente, ossia l’FBY, sta cercando di catturare streghe e stregoni per dissezionarli e capire a cosa devono i loro poteri, in modo da attivarli anche su di loro.
Magia da un lato e chimica dall’altro… e la parola chimica non è affatto malvagia da associare a questo libro, che ha nel suo incipit proprio la descrizione di un fungo che cresce sulle pareti delle rocce del sottosuolo e che costituisce il cibo preferito di Sewell…
… e che l’intero romanzo sia una serie quasi ininterrotta di visioni spesso vicine agli effetti di sostanze allucinogene non può esser certo un caso.

In tutto questo bailamme, che assomiglia come detto a un trip da LSD (d’altronde, gli anni erano quelli, Wikipedia inserisce tra gli interessi di Margaret St. Clair la stregoneria, il nudismo e il femminismo, un po’ a completare il quadro), finiscono chiamati in causa non solo le streghe e i funghi, non solo i viaggi allucinogeni, non solo il futuro FBI ed eventuali catastrofi epidemiche, ma persino il diavolo.

Da notare che, differentemente dalla letteratura fantascientifica di quegli anni, qui hanno un ruolo importante due donne, che difatti sono le “buone”, mentre gli uomini sono sempre cattivi, protagonista a parte (e qua torniamo alla fantascienza scritta da uomini e a quella scritta da donne): Kyra e Despoina, quest’ultima la strega che l’FBY sta cercando a tutti i costi (e così abbiamo anche il tema della "caccia alle streghe").

Valutazione sommaria: Il segno della doppia ascia non è malaccio. Ha degli elementi interessanti, anche se ogni tanto si perde nelle sue allucinazioni o nei suoi numerosi livelli, e risulta difficile da seguire, fatto che diminuisce inevitabilmente il livello di coinvolgimento.

Curiosità: ogni tanto, qui e là, spuntano fuori quelli che sembran riferimenti esoterico-magico-massonici… e anche qui, considerando gli interessi dell’autrice, la cosa non sarebbe una sorpresa.

Fosco Del Nero


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Titolo: L’età dei dinosauri - Time machine 1 (Search for dinosaurs - Time machine).
Scrittore: David Bischoff.
Genere: librogame, fantascienza, avventura, storia.
Editore: E.L.
Anno: 1984.
Voto: 6.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Finora non avevo mai letto un librogame della serie Time machine: da ragazzino non ne avevo mai comprato, probabilmente perché appartenevano alla categoria dei librigame sottili, come anche Detective Club o Avventure stellari, i quali infatti avevo ugualmente ignorato perché mi sembravano meno convenienti nel rapporto tra prezzo e dimensioni.

Rimedio ora, da grande, con la lettura de L’età dei dinosauri, il primo libro della serie Time machine, scritto da tale David Bischoff nel 1984.

Il titolo della serie e il titolo del libro, abbinati, dicono praticamente tutto: il protagonista dell’opera è in possesso di una macchina del tempo, e si deve recare di volta in volta in un certo periodo storico al fine di verificare qualcosa, ciò in cui consiste la sua missione.

In questo caso, si tratta di individuare un particolare animale, vissuto nel periodo dei dinosauri, sorta di punto mediano tra i dinosauri volanti di allora e i moderni uccelli.
Ecco che il protagonista del libro, ossia noi, si troverà a volare i vari periodi storici delle ere dei dinosauri al fine di scovare il fantomatico dinosauro-uccello.

Le regole del librogame in questione sono davvero semplicissime: non c’è da costruire un profilo, non vi sono dadi o punti da distribuire, né oggetti da cercare e portarsi appresso, ma c'è solo da scegliere tra un paragrafo e un altro, fino alla conclusione della storia.
Non si può nemmeno morire, ma al massimo si rimane rallentati e si deve riprendere da un punto già passato, fino ad imboccare la via che ci farà uscire dal labirinto.

Come detto, il libro è sottile, per cui si legge discretamente velocemente… anche se in realtà c’è la possibilità di doverlo leggere tutto, cosa al contrario insolita per i librigame con più vie possibili, in cui dunque tanti paragrafi rimangono inesplorati.

Personalmente, ho gradito discretamente L’età dei dinosauri, e in generale la struttura della serie Time machine: è leggera ma al contempo vivace e anche didattica, molto adatta a insegnare qualcosa di un certo periodo storico ai più piccoli… ma anche ai grandi.
Appuntamento con il volume successivo, Le sorgenti del Nilo.

Fosco Del Nero


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Titolo: La lama sottile - Queste oscure materie 2 (The subtle knife).
Scrittore: Philip Pullman.
Genere: fantasy, avventura.
Editore: Salani.
Anno: 1997.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Una volta letto La bussola d’oro, primo romanzo della saga Queste oscure materie, di Philip Pullman, era inevitabile che leggessi anche La lama sottile, il secondo romanzo della trilogia in questione…
… non fosse altro per il fatto che avevo comprato il volume contenente tutte e tre i romanzi.

Romanzi che, a quanto pare, sono collegati piuttosto strettamente l’uno all’altro, tanto che non è il caso di leggerseli separatamente, ma solo, per l’appunto, come saga intera.

Difatti, come La bussola d’oro si era interrotto nel bel mezzo dell’azione (e che azione: Lord Asriel che apre una porta su altri mondi), così La lama sottile finisce mentre qualcosa sta succedendo, tanto che non si sa bene che fine abbia fatto la protagonista Lyra.

Che in questo libro, tuttavia, è “solo” co-protagonista, visto che deve dividere la scena con Will, che anzi avvia le danze, con la ragazzina che subentra in seguito, per poi fare squadra col ragazzo.
Ecco appunto la trama sommaria de La lama sottile: Will è un ragazzino che vive nella Oxford del nostro mondo, e che ha numerosi problemi, a cominciare da una madre non sempre lucida mentalmente, continuando poi con degli strani uomini che li perseguitano alla ricerca di qualche segreto di suo padre, scomparso molti anni orsono. Fuggendo da essi, il ragazzo finisce a Cittagazze, una città in un altro mondo, dove si trovano quasi solo bambini, visto che gli adulti sono cacciati e sostanzialmente uccisi dai cosiddetti Spettri, entità invisibili ai bambini e che si nutrono dell’energia degli adulti, rendendoli praticamente vegetali, vivi ma morti.
Il caso vuole che a Cittagazze sia finita anche Lyra, dopo essere passata in un portale aperto da Lord Asriel nel suo mondo, quello in cui era ambientato La bussola d’oro: i due si incontreranno e, dopo un abbrivio un po’ ostile, faranno comunella, aiutandosi nei rispettivi obiettivi… che in breve tempo andranno a coincidere.

Confluiranno nella storia anche Mary Malone, scienziata del nostro mondo, Stanislaus Grumman, viaggiatore interdimensionale, e la solita signora Coulter, che poi è la madre di Lyra, e che a quanto pare è sempre sul pezzo.
E ovviamente il daimon di Lyra Pantalaimon.
E le streghe, e il solito pilota Lee Scoresby.
Ah, e anche dei misteriosi angeli.
Niente orsi corazzati, invece, e nemmeno Gyziani.

Devo dirlo: rispetto a La bussola d’oro, La lama sottile fa un deciso passo indietro: la trama si infittisce, ma non nel senso positivo del termine: il tutto diviene un po’ contorto, poco fluido. E, per larghi versi, poco credibile.
D’accordo che siamo nel fantasy, e in un fantasy ben vivace, ma a volte si chiede troppo alla sospensione dell’incredulità del lettore. 

Peraltro, ciò che era l’elemento più interessante del primo volume, ossia il rapporto tra gli esseri umani e i loro daimon, che poi erano le loro anime, viene qui messo da parte.

In questo secondo romanzo, invece, si esplora maggiormente un altro elemento: gli Spettri e il loro nutrirsi dell’anima degli adulti, che difatti dopo essere stati attaccati da loro sono come morti/svuotati.
Solo due anni dopo, J.K. Rowling introduceva le figure dei Dissennatori, assai simili agli spettri di Pullman.
I quali a loro volta ricordavano molto da vicino i Voladores di Castaneda, descritti in tutta la sua bibligorafia (1968-1998), e di cui gli ha parlato il suo amico sciamano.
Andando ancora indietro nella letteratura, si arriva fino ai Vitoni di Schiavi degli invisibili (Eric Frank Russell, 1943), a cui invece la questione è stata sottoposta da un medium famoso all'epoca. Ma tanti altri ne hanno parlato in tutto il mondo, e in ogni tempo, chiamando le suddette creature in modo diverso (demoni, aggregati energetici, eteri, pendoli, etc).

Ciò certamente non è un caso, visto che Philip Pullman è famoso per interessarsi a tematiche esistenziali, e con tutta probabilità si è imbattuto anche lui nel fenomeno, raccontandolo a suo modo.

Ad ogni modo, La lama sottile mi è piaciuto discretamente, ma molto meno del suo predecessore;, e spero meno anche del suo successore, Il cannocchiale d'ambra.

Fosco Del Nero


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Titolo: La bussola d’oro - Queste oscure materie 1 (Northern lights).
Scrittore: Philip Pullman.
Genere: fantasy, avventura.
Editore: Salani.
Anno: 1995.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Anni fa avevo visto il film La bussola d’oro, conversione cinematografica dell’omonimo romanzo di Philip Pullman, il primo libro della trilogia intitolata Queste oscure materie, e mi era piaciuto discretamente, anche se si intuiva una qualche mancanza rispetto al libro di origine… come peraltro sovente capita per le conversioni filmiche (invero, è raro quando ciò non succede, ed è ovviamente grande merito del regista di turno).

Del film tuttavia non mi ricordavo molto, se non che si trattava di una qualche rivisitazione del nostro mondo, con tanto di nazioni e geografie similari (Inghilterra, Lapponia, etc), che si passava da un college britannico ai ghiacci polari, che si vedevano sia esseri umani che altre creature senzienti, e soprattutto che ogni persona aveva il suo daimon (parola greca che significa “demone”, “spirito”, e che si riferiva a una creatura che stava a metà strada tra il mondo umano e il mondo divino con funzione di intermediazione e di protezione), ossia una sorta di animale separato dalla persona ma ad essa unito da vincoli di amore indissolubile e vitalità condivisa.

In effetti, questo era l’aspetto della storia che più mi aveva intrigato, fatto confermato anche dalla lettura del libro… anche perché è essenzialmente su questo fattore che si impernia il significato esistenziale del libro di Philip Pullman, autore per l’appunto noto per i suoi racconti simbolici.

Ma andiamo a vedere la trama sommaria de La bussola d’oro, romanzo del 1995: Lyra Belacqua è una bambina assai sveglia, e le è capitato in sorte un destino particolare: nipote del famoso e temuto Lord Asriel, è stata parcheggiata nel Jordan College di Oxford, in attesa di futuri sviluppi, e nel mentre è cresciuta un po’ istruita dagli insegnanti del college e un po’ in strada, giocando e battagliando con gli altri bambini, sviluppando in ciò un carattere pratico e carismatico.

Un bel giorno, mentre sta cercando di risolvere il mistero dei rapimenti di bambini da parte degli Ingoiatori, aiutata in questo da alcuni Gyziani, un popolo nomade una cui propaggine vive nei dintorni del college, la sua vita muta completamente: il Maestro del college la assegna a Marisa Coulter, una donna assai intelligente e affascinante, che colpisce subito in positivo Lyra… la quale però non tarderà a mutare parere.

Quanto poi accade dopo, la fuga, il viaggio con i gyziani, la conoscenza degli Orsi Polari corazzati e in particolare del forte Iorek Byrnison, la conoscenza delle streghe e in particolare di Serafina Pekkala, il viaggio nel pallone aerostatico di Lee Scoresby, il rapimento e la prigionia nella stazione nordica di Bolvangar, la pratica con l’aletiometro, le ipotesi sulla cosiddetta "polvere", etc, è davvero imprevedibile e incredibile, e formerà ulteriormente la bambina, chiamata ad accettare numerosi fatti, a cominciare dalle identità dei suoi genitori, fino all’operazione di intervisione.

Cominciamo da un commento tecnico (tecnico si fa per dire) sul romanzo: La bussola d’oro è un buon libro fantasy. La protagonista è caratterizzata bene ed è interessante, i personaggi che la circondano sono altrettanto interessanti e creano un bailamme che non annoia, il ritmo della storia è rapido a sufficienza e la trama si svolge con buon piglio. Anche i dialoghi fanno bene la loro parte… anche se la mia sensazione è che nulla di tutto ciò eccella, figurando piuttosto un buon quadro d’insieme, ma non una meraviglia vera e propria.
Forse il difetto maggiore del libro sta nell’aver proposto molto (i daimon, la vita nel college, la questione della polvere e gli studi a riguardo, gli Ingoiatori, i Gyziani, gli orsi corazzati, le streghe, l’intercisione, l’aletiometro, i mondi paralleli, etc) non sviluppando però tutto a sufficienza, dando una certa sensazione di velocità e incompletezza.

Veniamo ora al commento esistenziale (e si fa per dire pure qua): la simbologia della storia è abbastanza chiara, per quanto mai elicitata nel romanzo, con i daimon che rappresentano l’anima del personaggio (e infatti riflettono visivamente quanto egli pensa o prova), con l’intercisione che rappresenta la separazione tra personalità e anima, con il Magistero (che poi sarebbe la Chiesa) che separa le persone dalla loro anima per renderle più manipolabili (si parla proprio di zombie, tranquilli ma senza vitalità), e con i daimon-anime che rimangono flessibili e mutevoli per tutta l’infanzia, per poi “irrigidirsi” in una sola forma dall’adolescenza in poi, quando la persona è diventata “grande”, altro simbolismo per dire che la società in qualche modo inibisce, cristallizza e blocca l’anima delle persone.
Quanto alla “polvere”, immagino che nelle intenzioni di Pullman essa fosse una sorta di tao-chi-etere-prana-energia vitale, ossia ciò che dà vita e sorregge il mondo… e anche in questo caso il Magistero, tramite il braccio armato dell’Intendenza Generale per l’Oblazione, vuole eliminarla.

La valutazione de La bussola d’oro come romanzo in sé e per sé sarebbe 7 (nettamente meglio del film, a confermare la regola di cui sopra); vi aggiungo un mezzo punto per la simbologia di fondo, che dà al libro qualcosa in più, giacché chi legge, che lo colga consciamente o meno, comunque riceve qualcosa sull’importanza del mondo interiore e sul valore del collegamento con l’anima (chi legge riceve sempre le energie presenti nel testo, al di là del contenuto concettuale).
Ricordiamoci, infatti, che la letteratura è nata soprattutto per insegnare e per trasmettere valori e apprendimenti importanti.

Dunque, avendo gradito il primo libro, mi leggerò anche gli altri due libri della saga di Philip Pullman, ossia La lama sottile e Il cannocchiale d’ambra.

Fosco Del Nero


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