Titolo: Jorian di Iraz - Ciclo di Jorian re di Iraz 1 (The clocks of Iraz- The reluctant king - Book 1).
Scrittore: Lyon Sprague De Camp.
Genere: fantasy, umoristico.
Editore: Editrice Nord.
Anno: 1971.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Da poco ho recensito La torre di goblin (1968), romanzo di Lyon Sprague De Camp che apre la trilogia di Jorian re di Iraz.
Oggi invece propongo il seguito del suddetto libro, ossia Jorian di Iraz (1971).

In altre recensioni ho già espresso il mio gradimento per il genere fantastico umoristico, che, se praticato in modo efficace, rende un romanzo godibile, brillante e profondo.
Parimenti ho già avuto modo di elogiare lo stile narrativo di De Camp, molto spigliato ed esuberante.

Ora, è da dire che questo secondo capitolo della saga si rivela molto simile al precedente libro.

In ambo i testi, difatti, si assiste a un vorticare vivacissimo di personaggi, luoghi, eventi, storie e quant’altro, col baldo Jorian figlio di Evor (che è stato orologiaio, re, operaio, assistente mago, marinaio, soldato e chi più ne ha più ne metta) stavolta alle prese col suo secondo regno, peraltro brevissimo e non desiderato (come non era stato desiderato il primo, peraltro, capitato quando egli, durante una festa popolare a Xylar, si ritrovò tra le braccia la testa del precedente sovrano, col re per usanza popolare decapitato dopo cinque anni e succeduto da chi acchiappa al volo la sue regale testa).
Nel mezzo della trama, in perfetto stile De Camp (autore plurimpremiato nel corso degli ultimi quarant'anni), fughe, magie, duelli, assedi, amore e peripezie di ogni tipo.

E fa sorridere il fatto che, in ogni momento, c’è qualcuno che vuole uccidere Jorian, qualcuno che lo vuole amare, qualcuno che lo vuole imprigionare, qualcuno che lo vuole come aiutante, qualcuno che lo vuole far scappare lontano, qualcuno che lo vuole trattenere, qualcuno che lo vuole fare re e qualcuno che se lo vuole levare dai piedi.

Come precedentemente sottolineato, un particolare spazio è dato a due elementi: l’erotismo, seppur in forma del tutto giocosa e ludica, e la narrazione, con Jorian spesso impegnato in racconti su vecchi re o eroi.

L’eloquio di L.S. De Camp, come peraltro c’era da aspettarsi, si mantiene spigliato e verace, semplice e coinvolgente, tanto che questo secondo capitolo riscuote un gradimento leggermente superiore rispetto a quello del suo predecessore.

In conclusione, Jorian di Iraz è un discreto romanzo d’intrattenimento, anch’esso tuttavia privo dello spunto e della profondità del capolavoro imperdibile.

Fosco Del Nero


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