Titolo: Il segno dei due mondi (A trace of memory).
Scrittore: Keith Laumer.
Genere: fantastico, fantascienza, grottesco.
Editore: Mondadori.
Anno: 1963.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.


A trace of memory, da noi noto con il titolo Il segno dei due mondi, è la prima delle moltissime opere, tra racconti e romanzi, di Keith Laumer pubblicate sulla mitica collezione Urania.


Terminato nel 1963, il romanzo esce appena un anno dopo proprio su Urania (n. 337), per poi esser riproposto nel 1976 (n. 691, con l’indicazione “Capolavori”) e ancora nel 1985 (num. 102 degli “Urania Classici”).

L’intreccio ruota attorno a un soggetto ben delineato, contraddistinto da una prima parte infarcita di mistero e da una seconda meno affascinante, ma più ricca di azione.

Keith Laumer non perde tempo a “sparare” il lettore nella storia, grazie alla scelta di narrare la vicenda dal punto di vista del protagonista, ovvero un brillante vagabondo prossimo a commettere una rapina. Il fato, tuttavia, mette in contatto l’uomo con un facoltoso anziano e con una storia ai limiti del paranormale.

Al centro di tutto, infatti, vi sono un amuleto, costituito da due cerchi concentrici, e un libro, dalle pagine indistruttibili, vergato, per metà, in un linguaggio sconosciuto e, per l’altra metà, dalla grafia dello stesso anziano che, tuttavia, non ricorda di averlo mai scritto.

I due uomini, attratti dal desiderio di conoscenza, iniziano a interpretare le scritte fino a sciogliere un indovinello che li fa giungere tra i monoliti di Stonehenge. Qui, i due scopriranno una postazione aliena, sotterrata sotto le pietre ciclopiche, e saliranno su un disco volante manovrato da un pilota automatico.

Tutto sembra lasciar presagire a un gustoso elaborato di "sci-fi archeologica", quand’ecco che l’opera piega nel fantasy. Avventura e ironia iniziano ad acquisire un ruolo, via via, sempre più importante, mentre l’azione si sposta da Salisbury allo spazio profondo e da qui su di un pianeta lontano anni luce dalla Terra.

Le ambientazioni terrestri (si va dall’America, all’Inghilterra e infine in Sud America) vengono sostituite dalle distese di un mondo baciato da due stelle, in cui uomini pressoché immortali sono caduti in un’epoca dominata da sciocche superstizioni e da oziosi tiranni.
In altre parole, si potrebbe dire che il contesto sociale è piombato in quella sorta di medioevo di nostra conoscenza.
Ed è qui entra in gioco la componente principale dell’opera: la memoria.

La caratteristica di questi “uomini”, difatti, sta nella loro capacità, una volta raggiunta una certa età, di rigenerare le proprie cellule e di evitare il declino della vecchiaia. Il processo, però, comporta, oltre il ringiovanimento della pelle e degli organi, la perdita della memoria.

L’inconveniente viene ovviato con dei congegni “salva memoria” fino a quando, però, qualcuno, migliaia di anni prima dello svolgimento dei fatti narrati, riesce a spargere strane dicerie su tali macchinari fino a farli mettere al bando.
La decisione determina un enorme pregiudizio per la cultura dell’intera popolazione, ma agevola il benessere di una ristretta casta di politici.

In questo contesto vengono a operare i due protagonisti che, grazie all’esperienza acquisita durante il viaggio sull’astronave, sfidano i vari leader politici in duelli all’ultimo sangue con l’intenzione di ripristinare gli antichi usi locali.

Come si può intuire dalla breve sinossi, siamo al cospetto di un'avventura d'intrattenimento che soddisferà maggiormente chi privilegia l’ironia e il grottesco alle atmosfere paranormali. Occorre comunque dare atto a Keith Laumer di aver inserito un velato messaggio di critica alle classi dirigenziali (sia politiche che religiose) e alla sciocche superstizioni di cui si rende spesso protagonista l’uomo.

Lineare lo stile; scorrevole la narrazione, sebbene alcuni dettagli non siano ben spiegati.
Nel complesso, Il segno dei due mondi è meno eccezionale di quel che si dice, ma piacevole.

Matteo Mancini


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