Titolo: Lo hobbit (The hobbit - There and back again).
Scrittore: John Ronald Reuel Tolkien.
Genere: fantasy.
Editore: Adelphi.
Anno: 1937.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.


Quest’oggi recensisco un libro mica da poco, che ho avuto il piacere di leggere più di una volta, la prima da ragazzino, circa 14 anni fa.
Come passa il tempo…

È un libro mica da poco per diversi motivi.
Intanto per il fatto puramente letterario, posto che si tratta di un signor romanzo.

In secondo luogo, per il fatto di aver fatto da apripista a uno dei testi più apprezzati delle ultime decine di anni, capace non solo di generare un fenomeno culto, dall’aspetto letterario a quello cinematografico, da quello dei giochi di ruolo a quello prettamente immaginifico, ma anche di smuovere le acque del settore fantastico-fantasy.

Sto parlando nel primo caso de Lo hobbit, e nel secondo de Il signore degli anelli.

Lo hobbit, o La riconquista del tesoro, è probabilmente il romanzo più importante di John Ronald Reuel Tolkien, sia perché viene cronologicamente prima de Il signore degli anelli, sia perché ne costituisce il fondamento storico, sia perché ha lanciato lo scrittore sull’onda del successo, poi esploso con le conversioni cinematografiche della Trilogia dell’anello.

Anche se, a voler essere precisi, Lo hobbit, all’interno della mitologia di Tolkien, è preceduto a sua volta da un libro, ossia Il Silmarillion, che tuttavia, lasciato incompiuto da Tolkien padre e poi completato e pubblicato da Tolkien figlio, più che una storia vera e propria costituisce il corpus culturale e storico su cui si basano i fortunati romanzi successivi.

All’interno di tale trittico (Il Silmarillion, Lo hobbit, Il signore degli anelli) Tolkien descrive le Quattro Ere della Terra di Mezzo, con Lo hobbit (come anche la successiva trilogia) che è ambientato durante la Terza Era.

Per i curiosi, nessun libro è stato dedicato alla Quarta Era, che sarebbe poi quella in cui gli uomini prendono il sopravvento nella Terra di Mezzo, mentre le altre razze lentamente scompaiono…

Ma veniamo a questo libro.
In esso il protagonista è Bilbo Baggins, il quale, su incarico di Gandalf, si trova a compiere una grande avventura… proprio lui che è un hobbit così tranquillo che ama l’abitudinarietà della sua vita nella Contea.

Bilbo alla fine partirà, e farà parte di una compagnia: Thorin Scudodiquercia, Balin, Dwalin, Kili, Fili, Dori, Nori, Ori, Gloin, Bifur, Bofur e Bombur.

Anche se la conoscenza più peculiare e interessante di tutto il libro Billo la fa all’interno di una grotta, laddove si imbatte per caso in Gollum e nel suo anello… o meglio, nel suo "tesoro"…

Questa la primissima parte del romanzo, molto ricco di personaggi, luoghi ed eventi.
Il suo fascino principale, a mio avviso, consiste nell’essere al contempo semplice e profondo.

Semplice perché Lo hobbit è nato come un libro per l’infanzia, e mantiene per tutta la sua durata uno stile assai confidenziale e poco barocco.

Profondo perché Tolkien, tra un hobbit e un elfo, un nano e un mostro, parla dell’uomo, delle sue paure e dei suoi desideri, realizzando una notevole allegoria dell’esistenza umana (un caso simile di opera fantasy apparentemente dedicata all’adolescenza ma in realtà assai profonda è il bellissimo La storia infinita, di Michael Ende).

Insomma, Lo hobbit è un libro da leggere.

Fosco Del Nero


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