Titolo: Il pozzo dei mondi (The well of the worlds).
Scrittore: Henry Kuttner.
Genere: fantascienza, fantasy, horror, fantastico.
Editore: Mondadori.
Anno: 1952.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.


Romanzo datato 1952, ma uscito in Italia nella collana Urania Mondadori (n.1161) solo nel settembre del 1991.

La scelta credo sia attribuibile alla serie di tentativi di rilancio operati in quegli anni da Giuseppe Lippi nei riguardi di un certo nucleo di scrittori dei primi ‘900 (ho ricordi persino di più di un racconto di Algernon Blackwood apparso sulle pagine Urania).

Occorre peraltro dare atto che, per Henry Kuttner, un tentativo del genere era già stato operato un anno prima con la pubblicazione del romanzo L’altra realtà.

Se il tentativo di Lippi era quello di riproporre qualcosa di geniale non ancora pubblicato nella nostra penisola, penso di poter dire che l’intento sia fallito: Il pozzo dei mondi (The well of the worlds) è uno dei romanzi più noiosi che mi sia capitato di leggere.
Ho persino avuto più volte la tentazione di interrompere la lettura.

Kuttner crea un soggetto interessante, seppur non originalissimo (si parla di mondi paralleli accessibili mediante apposite attrezzature e in cui sono in corso battaglie per il controllo dei mondi), e cerca di svilupparlo giustificando scientificamente i fatti che vengono via via proposti (tutto ruota attorno all’uranio e all’energia nucleare).

Se lo sforzo dell’autore è pregevole, perché riesce a scrivere con criterio senza perdersi in uno sviluppo “privo di bussola”, non può dirsi altrettanto per la capacità di coinvolgere il lettore.

La storia parte bene, gode di qualche momento visionario (il passaggio iniziale dalla Terra al mondo fantasy; la presenza di nuvole su cui sorgono alberi e costruzioni) e di più di una trovata geniale (maschere che filtrano e traducono ogni forma di idioma), ma alla lunga si rivela compassata, noiosa.

È poi forte la sensazione che Henry Kuttner diluisca troppo spesso i fatti, con estenuanti combattimenti o spiegazioni chimiche che non possono che annoiare il lettore medio. Insomma, si fatica ad arrivare all’epilogo (peraltro telefonatissimo).

In conclusione si tratta di un romanzo, tendente al fantasy, piuttosto che alla sci-fi o all’horror, che non è da annoverarsi tra i migliori lavori di Kuttner. Sarebbe stato preferibile non pubblicarlo: potrebbe scoraggiare la lettura di altri racconti o romanzi dell’autore.
Da evitare.

Matteo Mancini


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