Titolo: Utopia (Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia).
Scrittore: Thomas More.
Genere: saggistica, sociologia, politica.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1516.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.


Come forse avrete capito, in questo sito ci entra un po’ di tutto, come testimoniano le recenti recensioni: fantasy come Jonathan Strange e il Signor Norrell (Susanna Clarke), romanzi contemporanei come
Ballata di ogni donna (Erica Jong), classici come Il principe (Niccolò Machiavelli).


Quest’oggi è la volta di un altro classico del passato, un grande classico oserei dire: Utopia di Thomas More (che noi italianizziamo spesso in Tommaso Moro), testo che, dietro la forma del racconto, parla in realtà di società, politica, cultura.

Come molti sapranno, e come suggerisce lo stesso titolo, Utopia (ma il titolo originale, in latino, è Libellus vere aureus, nec minus salutaris quam festivus de optimo rei publicae statu, deque nova insula Utopia) descrive una società utopica, con le sue abitudini e la sua ideologia.

Pubblicata nel 1516 in un latino assai colto e sofisticato, l’opera racconta il viaggio di Raffaele Itlodeo (Raphael Hythlodaeus) verso un’isola-regno, una sorta di società ideale retta da principi filosofici di alto profilo culturale e morale.

Il testo conserva peraltro una doppia valenza: da un lato descrive una società umana di alto livello, sembrando in tal senso indicare la via da perseguire, dall’altro però pare suggerire che si tratta solo di un orizzonte ideale, di fatto non realizzabile.

Ciò suggeriscono, in particolare, i nomi scelti da Moro: da Utopia (il cui suffisso iniziale “u” , congiunto alla parola “topos”, potrebbe farsi derivare dal prefisso greco "eu", secondo l’accezione di “ottimo luogo”, ma anche dal prefisso “où”, che in greco indica negazione, suggerendo quindi un "non-luogo", un luogo non realizzabile) a Itlodeo (“raccontatore di bugie”), dalla capitale Amauroto (“città nascosta”) al fiume Anidro (“senz’acqua”), e così per altri “indizi”.

Non a caso, forse, il significato della parola utopia ha assunto, nel corso dei secoli, il doppio significato indicato dallo scrittore londinese: qualcosa di buono che però non avremo mai.

Ad ogni modo l’opera, ormai un classico mondiale, conserva un inalterato valore umano, prima ancora che politico.
Ovviamente nell’Utopia di More non mancano immagini e pensieri che a noi contemporanei possono apparire ingenui, o comunque superati, ma resta il fatto che non si può non ammettere l’importanza del testo, soprattutto se ci si cala nella società europea di inizio 1500.

Importanza da un duplice punto di vista:
- lo stimolo positivo alla ricerca di una società migliore,
- il valore satirico nei confronti della società di allora, e specialmente dell’Inghilterra.

Insomma, Utopia di Tommaso Moro è un testo da leggere assolutamente.

Fosco Del Nero


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