Titolo: Jonathan Strange e il signor Norrell (Jonathan Strange & Mr. Norrell).
Scrittore: Susanna Clarke.
Genere: fantasy, fantastico, storico.
Editore: Tea.
Anno: 2004.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Oggi recensisco un romanzo fantasy recente, e in particolare un romanzo di grande successo, best seller per diversi anni e additato da molte parti come una sorta di “grande romanzo ottocentesco”.

Parlo di Jonathan Strange e il Signor Norrell, primo libro di Susanna Clarke, scritto nel 2004 e vincitore l’anno seguente del Premio Hugo e del World Fantasy Award, i massimi riconoscimenti per la narrativa fantastica a livello mondiale (insieme al Premio Nebula).

La storia è ambientata nel XIX secolo, benché in un XIX secolo alternativo, in cui, ossia, la magia esiste ed è sempre esistita, per quanto nell’ultimo periodo sembra essere scomparsa, tanto da aversi solo maghi teorici e non pratici.

Dunque, solo studiosi di magia e di libri sulla magia, ma non maghi veri e propri.
Fino a che entra in scena Norbert Norrell, il primo mago pratico da lungo tempo, che, una volta trasferitosi a Londra, cercherà in tutti i modi di riportare in auge la magia.

Il suo obiettivo è però duplice, e in parte contraddittorio.
Da un lato, difatti, vuole che la magia torni ai fasti di un tempo, come riconoscimento sociale e come utilizzo, con tanto di incarichi governativi.

Dall’altro lato, egli vuole rimanere l’unico mago esistente, e non a caso scoraggia chiunque altro dal suo studio, tanto a parole, quanto nei fatti (per esempio comprandosi ogni libro sulla magia pratica, tagliando le fonti alla base).

Ma un secondo mago spunta fuori: Jonathan Strange, personalità del tutto differente da quella di Norrell: tanto vivace e ardito il primo, quanto prudente e introverso il secondo… che comunque accetterà di prendere il primo come allievo, pur facendogli leggere non tutti i libri della sua ricchissima biblioteca.

Ciò metterà in moto tutta una serie di eventi, che porterà all’allontanamento, e anzi all’aperta rivalità, dei due.

In mezzo, molti altri personaggi: da John Childermass a Henry Lascelles, da Christopher Drawlight a Sir Walter Pole, la cui moglie Norrell riporterà in vita dopo la sua prematura dipartita, benché in modo artefatto.

E ancora, da Stephen Black, servo di Sir Pole, a Vinculus, bizzarro mago di strada, da Arabella, moglie di Strange, a John Uskglass, il Re Corvo, il più grande mago di tutti i tempi, dal gentiluomo dai capelli lanuginosi, essere fatato dall’egotismo molto spiccato, a Henry Woodhope, fratello di Arabella.

Passando poi per svariati personaggi realmente esistiti, col libro che peraltro ha una connotazione storica molto forte: Napoleone, Lord Byron, il Duca di Wellington, Giorgio III, etc.

La connotazione storica del libro è data da differenti fattori: non solo i personaggi realmente esistiti in esso inseriti, ma anche l’ambientazione generale, la descrizione di eventi reali (per esempio la guerra tra Inghilterra e Francia), nonché, soprattutto, uno stile letterario veramente vecchia maniera, di un’eleganza molto semplice e contenuta.

Un’eleganza molto “british”, che ha un forte vantaggio e un altrettanto forte svantaggio:
- il primo è di conferire a Jonathan Strange e il signor Norrell un fascino retrò,
- il secondo è di generare un testo lunghissimo e lentissimo.

Per dare un’idea, il testo consta di quasi 900 pagine, che tuttavia non si divorano perché Susanna Clarke non ha il potere di tenere il lettore incollato alle pagine del suo libro.

Insomma, nonostante il romanzo abbia delle sue peculiarità positive, e nonostante alla fine la trama scioglierà tutti i suoi nodi, intersecando peraltro tutti i personaggi tra di loro (cosa lodevole), il libro non ingrana, e si legge con discreto piacere ma non con entusiasmo (quello che, per intenderci, ho provato per Harry Potter, per Eragon, per La storia infinita, per Il gioco di Ender, etc).

Dunque, per farla breve, iniziate il libro di Susanna Clarke solamente se pensate che il suo stile possa piacervi, tanto da reggerlo per tutte le sue 900 pagine (!).

Fosco Del Nero


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