Titolo: Il signore dei vampiri (The vampire master).
Scrittore: Hugh Davidson.
Genere: horror.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1935.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


Sono da sempre un grande appassionato di storie di vampiri, a partire dal classico del genere, ossia Dracula di Bram Stoker, fino ai più importanti autori di nicchia, da W. Polidori a J.S. Le Fanu.
Senza dimenticare i recenti successi, da R. Matheson alla A. Rice, alla saga di S. Meyer.

Insomma, il sottogenere orrorifico del vampirismo è assai ricco e vitale, nonostante la sua età ormai vetusta.

Tuttavia, finora l’unico libro passato su Libri e Romanzi è Anno Dracula di Kim Newman, che ipotizzava un prosieguo alternativo delle vicende giù narrate da Stoker.

Con la recensione di oggi abbiamo un secondo candidato,e precisamente Il signore dei vampiri, romanzo breve (o racconto lungo, fate voi) pubblicato da Hugh Davidson nell’ormai lontano 1935.

Il signore dei vampiri, in perfetto stile vampiresco, è una storia a metà tra morte e passione, col Principe delle Tenebre che, riuscito a tornare dopo due secoli nella sua terra natia, riprende a spargere terrore e sangue.

Individuato, parte nei suoi confronti una caccia serrata, che tuttavia non sembra sortire molti effetti, almeno fino a un certo momento…

Il signore dei vampiri è un testo piacevole e di lettura assai immediata.
La narrazione, difatti, procede veloce e vivace per tutta la sua durata, portando dunque il lettore fino al suo compimento.

Hugh Davidson non sfigura, quindi, anche se, di fronte a dei “competitor” così importanti e agguerriti, non emerge né per originalità né per qualità, rimanendo su livelli solamente più che sufficienti.

Un racconto discreto, dunque, che probabilmente piacerà comunque agli appassionati del genere dell’orrore, o comunque ai fan di vampiri e dintorni.
Buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: La collana del vagabondo (The wanderer’s necklage - Part 1).
Scrittore: Henry Rider Haggard.
Genere: fantasy, fantastico, avventura, sentimentale.
Editore: Editrice Nord.
Anno: 1914.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.


La recensione di oggi è dedicata a uno scrittore che è comparso già una volta su Libri e Romanzi: Henry Rider Haggard, di cui ho già recensito il classico, e bellissimo, La donna eterna.

Di Haggard peraltro in passato avevo letto anche il seguito de La donna eterna, ossia Il ritorno di Ayesha, oltre che i romanzi brevi componenti il miniciclo di Olaf Spadarossa.
Non ho viceversa letto i testi per cui egli è diventato famoso, celebre persino, tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, sarebbe a dire la saga di Allan Quatermain, in primis Le miniere di Re Salomone.

Peraltro, oggi ci concentriamo proprio sul primo romanzo dedicato a Olaf Spadarossa, ossia La collana del vagabondo, prima di tre parti del ciclo, seguita da Bisanzio e da La valle dei re.

Haggard è uno scrittore che mi piace molto: pur senza essere trascendentale né nella trama né nello stile, possiede un’efficacia di narrazione decisamente fuori dal comune.
Non è un caso, difatti, che molti dei suoi romanzi sono diventati dei classici della letteratura a livello mondiale.

Lessi La collana del vagabondo per la prima volta anni fa, ma non mi impressionò tantissimo, pur non dispiacendomi; lo scritto era interessante, tanto come ambientazione quanto come caratterizzazione dei personaggi, ma al testo mancava qualcosa.

Forse perché lo lessi separatamente dal suo seguito, laddove in Italia le varie parti sono state dapprincipio pubblicate isolatamente, riunite in un secondo tempo in un unico volume da Editrice Nord (il volume contenente il trittico si chiama Olaf Spadarossa).

Non a caso, La collana del vagabondo mi sembrò più una buona introduzione che non una storia a sé stante… e non a caso il suo seguito, Bisanzio, mi piacque decisamente di più.

Ma veniamo in breve alla trama: Olaf è il secondogenito di un nobile casato della Danimarca di molti secoli fa.
Ragnar è il suo fratello maggiore, Steinar il suo fratello di latte, Freydisa la sua nutrice di un tempo… e Iduna la Bella la ragazza di cui si è innamorato all’istante.

Evento che porterà con sé morti e sciagure, nonché l’inizio di una grande avventura.

Il fantasy di Henry Rider Haggard e di Olaf Spadarossa è un fantasy schietto e lineare, privo delle contorsioni interrelazionali di Martin o del tono fiabesco di Tolkien, forse più vicino agli scontri epico-bellici di Eddison, anche se mantiene una componente più individualistica e meno collettiva.

Forse il paragone più adatto è un altro classico del passato, ossia Robert Ervin Howard, anche se in H.R. Haggard la matrice magico-orrorifica è minore, e non funge tanto da centro, quanto da spunto per sviluppare le avventure del suo eroe.

Lettura da non perdere per gli amanti della letteratura fantastica old style.

Fosco Del Nero


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Titolo: L’orlo della voragine (Out of chaos).
Scrittore: J. T. McIntosh / James M. McGregor.
Genere: fantascienza, fantastico, drammatico, psicologico.
Editore: Mondadori.
Anno: 1965.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Con la presente recensione torna su Libri e Romanzi uno scrittore che a me piace molto, tanto da entrare nella cerchia dei miei preferiti: parlo di J.T. McIntosh (pseudonimo di J.M. McGregor), di cui sono già comparsi sul sito Le mille e una morte e Fuga dalla Terra, entrambi molto belli.

Stavolta è il turno de L’orlo della voragine, romanzo scritto nel 1965 e rientrante nel sottogenere della fantascienza socio-psicologica, come peraltro era il caso anche dei due titoli poc’anzi menzionati (soprattutto di Fuga dalla Terra), che peraltro, proprio per la loro qualità, ai miei occhi gravavano il nuovo venuto di una certa aspettativa…

Ecco in breve la trama de L’orlo della voragine: un bel giorno, senza preavviso, la Terra trema.
Scritto con la emme maiuscola, dato che il fenomeno riguarda tutto il pianeta ed è di proporzioni colossali, come colossali sono i danni in termini di vite umane e distruzione.

Stan Howes è uno dei pochissimi miracolati, tanto da avere sulle prime il dubbio di essere l’unico supersite.
Il successivo incontro con altri esseri umani però fugherà il suo dubbio, col problema che passa da “trovare qualcun altro” a “sopravvivere”.

Problema di cui, in nome della comunità che va creandosi giorno per giorno, si fa carico lo stesso Stan in collaborazione col carismatico Rod.
Tra di loro, i vari Paula, May, Dick, Max, etc.

I problemi sono facilmente immaginabili: i rapporti umani, il cibo, gli utensili, le abitazioni… nonché i gruppi rivali…

Esattamente come in Fuga dalla Terra, McIntosh parte da un evento scatenante di proporzioni mondiali, per poi descrivere la fase che lo segue.
Facile intuire come, in tali condizioni, non si tratti tanto di fantascienza (di fantastico qua c’è solo l’ipotesi di base, che peraltro ha radici naturali, e non surreali), quanto di una storia a sfondo sociologico.

Una bella storia, peraltro, con lo scrittore che si conferma abile e interessante.

Anche se, ad essere sincero, a L’orlo della voragine personalmente ho preferito Fuga dalla Terra, ma soprattutto l’imbattibile Le mille e una morte.
Ad ogni modo, anche questo è un romanzo senza dubbio meritevole: buona lettura.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il libro di Ptath (The book of Ptath).
Scrittore: Alfred Elton Van Vogt.
Genere: fantasy, fantastico.
Editore: Newton Compton.
Anno: 1951.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Eccoci giunti a una nuova recensione in ambito narrativa fantastica, genere che tante soddisfazioni mi/ci dà: tanto per dare un esempio, solo negli ultimi due mesi nel sito sono passati libri del calibro di Racconti dell’incubo di E.A. Poe, Il maestro e Margherita di M. Bulgakov, Fuga dalla Terra di J.M. McGregor, 1984 di G. Orwell, Il castello errante di Howl di D.W. Jones… tutta narrativa fantastica di grande qualità.

L’autore proposto oggi non è da meno, tanto da essere stato unanimemente considerato uno dei maggiori esponenti del sottogenere della fantascienza: Alfred Alton Van Vogt.
Lo scrittore canadese, peraltro, era già comparso sul sito tre volte: segnatamente, con Le armi di Isher, Non A-3, L’occhio dell’infinito.

Stavolta, tuttavia, Van Vogt muta completamente bersaglio: il suo Il libro di Ptath, difatti, non è fantascienza, ma un ibrido fantastico che dà decisamente più sul fantasy.
La presenza in esso di divinità, streghe, incantesimi, mostri, etc, in tal senso parla abbastanza chiaro…

Ecco in breve la trama de Il libro di Ptath, primo di un ciclo: Peter Holroyd è un comandante durante la seconda guerra mondiale, che però si sveglia nel corpo di Ptath, signore di Gonwolane, una sorta di semidio che acquisisce forza in base alle preghiere degli uomini.

Tuttavia Peter/Ptath non si ricorda il suo passato, cosa della quale si approfitterà una strega malvagia… contrastata nella sua ambizione da una strega buona…

Se il genere letterario è decisamente difforme dai tipici canoni dello scrittore canadese, non lo è il ritmo: in pieno stile Van Vogt, difatti, gli eventi si succedono rapidi e incalzanti, con la storia che tiene il suo lettore sempre attento e appassionato.

A mio avviso, Il libro di Ptath non è tra le migliori produzioni in assoluto di Alfred Elton Van Vogt (gli ho preferito per esempio I fabbricanti d’armi o I ribelli dei 50 soli), ma il livello dello scritto è comunque discreto, e merita certamente la lettura da parte dei fan dello scrittore o in generale degli appassionati della letteratura fantastica.

Fosco Del Nero


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