Il cammino del mago

Titolo: Mendicanti di Spagna - Ciclo dei Mendicanti 1 (Beggars in Spain).
Scrittore: Nancy Kress.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1993.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Avevo da molto tempo a casa, fin da ragazzino, il romanzo di Nancy Kress Mendicanti e superuomini, che tuttavia non avevo mai letto poiché si trattava del secondo libro di una serie. La cosa mi era passata di mente fino a che non mi è capitato davanti il suo predecessore, ossia Mendicanti di Spagna, il quale per l’appunto è oggetto della recensione odierna.

In cabina di regia, abbiamo Nancy Kress, ch’era già apparsa nel blog per via di Crossfire - L’ultimo pianeta, il quale tuttavia avevo valutato come opera mediocre. Mendicanti di Spagna viceversa si presentava col pedigree di un racconto vincitore sia del Premio Hugo che del Premio Nebula, ossia i due premi più prestigiosi nell’ambito della fantascienza… racconto che poi è stato trasformato nel primo romanzo della serie e che poi ha dato vita a una tetralogia.

Il meccanismo mi ha ricordato peraltro un racconto a me caro: Il negozio d’armi di A. E. Van Vogt, scritto dapprima come racconto, vincitore del Premio Hugo (non mi ricordo se anche del Nebula) e poi allungato come romanzo, con tanto di seguito.
In questo caso, un po’ di qualità si era persa nella “serializzazione”, ma il livello era rimasto comunque buono.

Nel caso di Nancy Kress, non ho letto il racconto originario, per cui mi baserò solo su questo Mendicanti di Spagna, testo pubblicato in Italia da Mondadori in formato piccolo ed economico, per un totale di circa 470 pagine.

Se la genesi ricorda Il negozio d’armi, il genere tra politica, economia, cultura e società ricorda invece il Ciclo della Fondazione di Asimov: non che vi siano argomenti in comune, ma per l’ampio panorama fornito, nonché per il lungo incedere temporale a salti… non così lungo come nel caso della saga asimoviana, ma abbastanza lungo da saltare da generazione a generazione, con importanti modifiche nel tessuto sociale e umano.

Ecco la trama di Mendicanti di Spagna: in futuro sarà possibile modificare il DNA dei nascituri impostando certe caratteristiche in modo prestabilito: bellezza, forza, intelligenza. Dopo qualche tempo, si scopre che a determinate qualità superiori (quasi sempre c’è l’intelligenza) si affianca un’altra caratteristica: tali nuovi nati non dormono mai, il che fornisce un ulteriore vantaggio competitivo sul resto dell’umanità. Essi vengono chiamati gli “Insonni”, e presto divengono bersaglio dei “normali”, che qualche insonne inizia a definire “mendicanti”.
Una volta grandi, gli Insonni si riuniscono per gruppi, e infine creano il Rifugio, un luogo dove vivere al sicuro, protetti dalla gente comune. Nel mentre, hanno già accumulato, grazie alla loro enorme intelligenza, grandi ricchezze… divenendo ancora più invisi al grosso della popolazione, nonché bersaglio fiscale del governo statunitense.
La protagonista del racconto, Leisha Camden, è un insonne che vorrebbe l’integrazione più che l’isolamento, e che assiste a tutta la parabola degli Insonni, i quali al loro interno genereranno un ulteriore categoria sovradotata: i Super

Mendicanti di Spagna mi è piaciuto: è ben scritto e fornisce molti spunti validi, più di carattere psico-sociale che scientifico-eugenetico come si potrebbe pensare a prima vista. In alcuni momenti, inoltre, propone spunti dal sapore persino esistenziale.

Non fila liscio in ogni sua parte, però: alterna momenti entusiasmanti ad altri più pesanti e faticosi, ma nel complesso è un buon romanzo, che fa leggere piuttosto in fretta le sue 470 pagine.
E che, inoltre, porta dritto al suo seguito, che come anticipato in apertura avevo in casa da anni: Mendicanti e superuomini

Vedremo se il secondo libro mi porterà al terzo.

In conclusione, ne approfitto per copiare alcune frasi interessanti del libro che risultano particolarmente attuali nel momento in cui scrivo (aprile 2021).

“Attraverso la pratica della fede, qualsiasi siano i rituali specifici, si porta all’esistenza l’oggetto di quella fede. 
Il credente diviene il Creatore.”

“Il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza.” (la frase tuttavia è di Thomas Jefferson)

“Il primo dovere di una comunità sta nel proteggere le proprie leggi e la propria cultura. Senza la volontà di fare questo, senza il patriottismo, non si ha altro se non un ammasso di persone che vivono casualmente nello stesso posto.”

“Un governo che fallisca sia nel proteggere i diritti di un popolo sia nell’assicurarsi il suo consenso diviene distruttivo rispetto a questi fini, ed è diritto del popolo modificarlo o abbatterlo, istituendo un nuovo governo, che basi la propria fondazione su tali principi e organizzi il proprio potere in forme tali che al popolo sembri massimamente proba bile che ciò promuova sicurezza e felicità.
Quando un lungo susseguirsi di abusi e usurpazioni mette in evidenza il disegno di privare un popolo di ciò che è suo diritto, è suo dovere rigettare tale governo.”

“È un tradimento non soltanto nei nostri confronti. 
Guardie in uniforme, ordine di restare all’interno, interruzione delle comunicazioni. Stanno arrestando la gente qui fuori!
Ho visto una guardia trascinare Douglas Wagner in un edificio… per aver commesso il crimine di pensare in modo differente!”

Fosco Del Nero


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Titolo: Invasione fase seconda - Ciclo dell’invasione 2 (Worldwar: tilting the balance).
Scrittore: Harry Turtledove.
Genere: fantascienza, ucronia.
Editore: Editrice Nord.
Anno: 1994.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Dico la verità: dopo aver letto Invasione anno zero, il primo romanzo del Ciclo dell’Invasione di Harry Turtledove, non avevo troppa voglia di procedere col secondo libro della quadrilogia: se ho iniziato e letto Invasione fase seconda è stato solo perché mi era già procurato l’intero ciclo.

Non dico questo a detrimento di Invasione fase seconda, che come il suo predecessore è un buon romanzo, ma perché mi è un po’ venuto a noia l’intero appalto che sta dietro al doppio ciclo di Turtledove: Invasione e Colonizzazione.

Anni fa, infatti, avevo letto il Ciclo della Colonizzazione, che mi era piaciuto. A distanza di tempo, ho pensato quindi di procurarmi anche la saga originaria, quella che lo aveva preceduto, e mi sono procurato i quattro libri del Ciclo di Invasione
… ma è tutto molto simile, e finanche prolisso, un po’ per lo stile narrativo di Harry Turtledove, un po’ per la struttura narrativa corale e la molteplicità di punti di vista seguiti.

Il risultato sono libroni di 500-600 pagine… che vanno moltiplicate per gli otto romanzi dei due cicli: il che fa un totale di parecchie pagine.

A ogni modo, veniamo a Invasione fase seconda: la guerra tra la Razza e l’umanità, suddivisa nelle varie nazioni esistenti durante la Seconda Guerra Mondiale, prosegue. La guerra tra gli stati europei e mondiali è stata interrotta proprio dall’arrivo della razza aliena, e così le alleanze son mutate rapidamente: i vecchi nemici son diventati alleati, e la razza di rettili, che pensava di conquistare il pianeta in quattro e quattr’otto, si trova di fronte a numerose difficoltà: gli esiti del conflitto mondiale son quanto mai incerti.

Il romanzo, come il predecessore, segue numerosi punti di vista, di vari protagonisti, sia umani che rettili, sia buoni che meno buoni, e si fa leggere bene… nonostante quella certa noia dovuta alla stessa solfa letta, a questo punto, in ben sei libri, tutti belli grossi.

Ergo, Invasione: atto terzo e Invasione: atto finale potranno aspettare per un bel po’, giacché per il momento non ho intenzione di tuffarmi nel mondo ucronistico di Turtledove per altre mille pagine e oltre.

La valutazione del libro è comunque discreta, e così è confermato il sapersi destreggiare bene dello scrittore statunitense.

Fosco Del Nero


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Titolo: Il covo dei pirati - Dimensione avventura 5 (Seas of blood).
Scrittore: Andrew Chapman.
Genere: librogame, avventura, fantasy.
Editore: E.L.
Anno: 1985.
Voto: 5.
Dove lo trovi: nel mercato dell’usato.


Il covo dei pirati è il quinto librogame della collana Dimensione avventura, nota per contenere soprattutto libri di Steve Jackson o di Ian Livingstone: i due stavolta si limitano a “presentare” il volume in questione, firmato invece da Andrew Chapman.

Ambientato in un immagifico mondo piratesco, propone una trama assai semplice, ma originale: in ballo c’è una scommessa tra due amici pirati, i quali scommettono di riuscire a conquistare il maggior bottino in un certo lasso di tempo, entro il quale dovranno recarsi in un luogo per confrontare le reciproche conquiste e decidere così chi è il pirata migliore.

Lo sfondo della storia comprende una mappa ben dettagliata e uno scenario fantasy, con tanto di mostri ed eventi soprannaturali, anche se l’elemento prevalente è quello avventuroso e piratesco, per l’appunto.

Prima di emettere un verdetto, devo forzatamente precisare che l'ambientazione e il genere ricordano L’abisso dei morti viventi, libro della collana Realtà virtuale, noto per la sua elevata qualità, con cui dunque Il covo dei pirati necessariamente si confronta…

… e ne esce perdente per distacco, occorre dire.

È interessante la scelta del percorso che si effettua sulla mappa, nonché l’idea originale di una sorta di “corsa al bottino”, ma sono proprio i contenuti della storia a deludere, in quanto poco brillanti e un po’ banali.
Anche la qualità di scrittura de Il covo dei pirati purtroppo non eccelle, e nemmeno le illustrazioni si fanno notare.
Insomma, il tutto rimane piuttosto mediocre: non disastroso, ma mediocre.

Curiosamente, la cosa per cui il volume si fa notare maggiormente è la mappa: non solo perché è ben fatta, ma soprattutto perché compie la scelta di usare per i suoi toponimi antichi nomi sumero-babilonesi, reali o assonanti: Assur, Kirkuk, Nippur, Enraki, Shurrupak.

Pochino, però, specialmente a confronto con i titoli che hanno preceduto questo quinto volume della collana, soprattutto La rocca del male e Appuntamento con la M.O.R.T.E.
Alla prossima occasione, sperando in meglio.

Fosco Del Nero


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Titolo: L’uomo più felice del mondo 1 (The most contented man).
Scrittore: Joseph J. Vitale.
Genere: saggistica.
Editore: Uno Editori.
Anno: 2015.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui


Mi sono accostato a L’uomo più felice del mondo, di Joseph J. Vitale, come a un testo di saggistica in senso ampio: non mi attendevo la crescita personale tipica del figlio Joe Vitale ma, essendoci di mezzo anche la sua firma, qualcosa di non troppo dissimile.

In verità, L’uomo più felice del mondo non ha assolutamente niente nella direzione della saggistica evolutivo-esistenziale, ma è essenzialmente un'autobiografia… peraltro scritta molto male, probabilmente un po’ per il testo originario e un po’ per la traduzione in italiano. 
A proposito della versione italiana: l’editore ha evidentemente curato molto poco il prodotto: di stampa piuttosto economica, impaginato non troppo bene, contiene un numero enorme di errori di punteggiatura e altro e sbaglia fin dalla copertina: l’autore infatti in alto è indicato come “Joeseph”, mentre più in basso è correttamente menzionato come “Joseph”, per poi tornare all’errato “Joeseph” nella costina laterale. 
Il tutto sa di operazione commerciale a basso costo per spremere qualcosa dai lettori di Joe Vitale.

Quanto ai contenuti, qua siamo messi un poco meglio, nonostante il libro sia scritto piuttosto male e sia enormemente ripetitivo (deve essere una tendenza di famiglia): in pratica ripercorriamo la vita di Joseph Vitale, figlio di due emigrati italiani e di conseguenza mezzo statunitense e mezzo italiano, dall’infanzia fino alla vecchiaia, passando per i Marines, il lavoro come ferroviere, l’attività fisica e altro ancora.

Lo dico subito per coloro che si approcciano al libro con intenti da saggistica esistenziale: nel libro non ci sono insegnamenti e la consapevolezza di fondo è assolutamente mediana: è proprio il libro di una persona qualunque, che in ogni frase dà prova di essere una persona qualunque.

In positivo, tuttavia, si distinguono una certa vitalità e una certa positività, le quali son certamente gli elementi che hanno portato alla pubblicazione del libro. È davvero troppo poco, tuttavia, per rendere L’uomo più felice del mondo degno di menzione da quel punto di vista.

Paradossalmente, il testo si rivela più valido proprio in senso storico-biografico, nei momenti in cui racconta episodi di vita ormai piuttosto indietro nel tempo (dagli anni “30 in poi). In questo, effettivamente, L’uomo più felice del mondo ha qualche elemento di interesse…
… ma  è davvero troppo poco per un testo presentato ingannevolmente come testo di un certo tipo, mal curato a livello editoriale e anche piuttosto breve (saranno forse 140 pagine di un’edizione standard, ossia un poco più grande e scritta un poco più in piccolo).

Insomma, de L’uomo più felice del mondo di Joseph J. Vitale boccio sia l’intento commerciale di fondo, sia la qualità scarsa della scrittura, sia la poca cura messa nel prodotto… mentre si salva, come detto, la testimonianza storica di un mondo che non c’è più.

Fosco Del Nero


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