Titolo: Sigma Draconis (A woman of the iron people).
Scrittore: Eleanor Arnason.
Genere: fantascienza.
Editore: Mondadori.
Anno: 1991.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.


Anni fa avevo comprato in blocco cinque vecchi libri della serie Urania Argento pubblicata dalla Mondadori, all’epoca oramai residui di magazzino.
Era andato a intuito, visto che dei cinque scrittori ne conoscevo vagamente appena uno (David Gerrold), e solo di nome.

A dispetto dell’essere andato a naso, il mio è stato un ottimo acquisto, se è vero che, di quei cinque, finora ne ho letti tre, di cui un capolavoro e due “solamente” buoni.

Il capolavoro era Domani le stelle di Orson Scott Card, mentre uno dei due buoni è proprio questo Sigma Draconis di Eleanor Arnason (l’altro è La pattuglia del tempo di Poul Anderson).

Il libro è presentato peraltro in modo inqualificabile, visto che in copertina campeggia una ragazza seminuda su un pianeta alieno, mentre in quarta di copertina si parla di una razza “che sembra schiava di abitudini sessuali molto particolari”.
Per togliere ogni dubbio, l’aggettivo “sessuali” è scritto in rosso anziché in nero.

Ok, cosa c’è di male nelle ragazze seminude sui pianeti alieni?
Niente, non è questo il fatto!

Il fatto è che Sigma Draconis è sostanzialmente un romanzo di fantascienza con un focus di tipo sociale, che indaga dunque gli aspetti culturali dati dal confronto tra due diverse civiltà, quella umana in visita presso il pianeta alieno, e quella degli indigeni, una razza comunque umanoide.

Di morboso dunque non c’è niente, e anzi Eleanor Arnason, definita la nuova Ursula Le Guin, racconta con sensibilità e interesse la differenza tra i diversi stili di vita delle due razze, entrambe intelligenti e nessuna superiore all’altra.

Ben fatto e godibile, Sigma Draconis manca però nel finale che, sembrando preannunciare un seguito, lascia un po’ di amaro in bocca e un senso d’incompiutezza.

Fosco Del Nero


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