Titolo: Justine, o le sventure della virtù (Justine, ou Les malheurs de la vertu).
Scrittore: Marchese de Sade.
Genere: drammatico.
Editore: Newton & Compton.
Anno: 1787.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.


Dopo aver recensito diversi fantasy uno dietro l’altro, è la volta di un classico, sebbene di un classico un po’ particolare: Le sventure della virtù del Marchese de Sade.

Ora, anche se forse non avete letto questo libro o qualsiasi altro libro del Marchese de Sade, di sicuro conoscerete o almeno avrete almeno una pallida idea del personaggio… per lo meno per il fatto che il suo nome, a furia di essere associato a un certo tipo di tematica, è diventato un aggettivo!

Ovviamente l’aggettivo in questione è sadico, ed è relativo al tenore dei suoi libri, di cui Le sventure della virtù è uno dei più rappresentativi.

Di questa famosa e discussa opera dell’altrettanto famoso e discusso François de Sade rimangono impresse soprattutto due cose: la prima è lo stile e l’abilità narrativa dello scrittore.
La seconda è lo svolgimento dei fatti, raccontati non in itinere ma riportati in forma di racconto-resoconto.

In virtù di tali due elementi, il libro scivola via veloce, complice anche una non eccessiva lunghezza, bastevole tuttavia a racchiudere la tormentata e sfortunata vita della dolce e virtuosa Justine, la protagonista del romanzo, contro la quale il fato (ma ancora più del fato l’umanità… anche se forse sarebbe meglio dire disumanità) si accanisce proprio a causa della sua profonda moralità.

Sarebbe inutile, oltre che decisamente fuori luogo, riassumere quanto capita alla povera Justine, anima pia costretta a vivere in un mondo di violenza e imposizioni.
Considerando il primo punto di cui abbiamo discusso (il nome dell’autore e l’aggettivo), lascio al lettore ogni immaginazione.

Justine, o le sventure della virtù è una sorta di testo manifesto di François de Sade (detto il “Divin Marchese”), convinto del fatto che noi abitiamo in un mondo cinico ed egoista e che in esso sono proprio i più buoni e candidi ad avere la peggio.

Al di là di considerazioni morali o esistenziali, il testo è comunque un buon testo.

Fosco Del Nero


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